Amy Winehouse

Amy Winehouse

Amy Winehouse e il Club dei 27

Amy Winehouse nasce, il 14 settembre 1983 sembra attenderla una vita ordinaria.
A Southgate, un sobborgo a nord di Londra. Padre tassista e venditore, madre farmacista. Ma dietro l’apparenza tra quelle quattro mura ci sono due cose che rendono la vita tutt’altro che ordinaria: la musica e le tensioni in famiglia.

Amy Winehouse: Una forte determinazione

Amy Winehouse. “Quella bambina, così determinata, se vuole una cosa la fa e basta, senza pensare alle conseguenze e nessuno può fermarla“. Così ricorda la mamma. C’è tanta musica nella famiglia di Amy. Diversi zii della madre hanno lavorato al fianco di musicisti e professionisti della scena jazz. Cynthia, la nonna materna, ha avuto una relazione con il tenore e sassofonista jazz Ronnie Scott. Il fratello Alex suona la chitarra. Cresce ascoltando tanta musica, da James Taylor a Sarah Vaughan, le TLC e le Salt-N-Pepa. Ma tra le mura domestiche suona tutt’altra musica.

Durante l’infanzia il padre di Amy ha una relazione che dura da 8 anni con un’altra donna, e nel 1992 i genitori si separano definitivamente quando lei ha 9 anni.
Giovanissima viene accettata alla Sylvia Young Theatre School di Londra. Scrive a 12 anni una canzone che la dice lunga sulla sua ambizione, it’s a life-long ambition dove canta “voglio solo che la gente ascolti la mia voce e dimentichi i problemi per 5 minuti”! Ma il severo istituto che prevedeva regole ferree, come non indossare gioielli o non portare strumenti musicali a scuola, è stretto ed Amy viene spostata dai genitori presso la Brit School a Selhurst Croydon.

Nel 1999 arriva finalmente la svolta e la cantante entra nella National Youth Jazz Orchestra.

È il 2003 e Frank (2003) il primo album viene pubblicato. Un acclamato mix di jazz, pop, soul e hip-hop che nelle vendite gli vale il doppio platino. Tuttavia in questo periodo la Winehouse si crea una cattiva reputazione. 

L’inizio del declino

Amy si presenta spesso alle sue esibizioni TV troppo ubriaca per cantare. Ha anche iniziato una relazione tumultuosa con l’assistente video musicale Blake Fielder-Civil che ha ammesso di aver introdotto Winehouse alle droghe pesanti.
Nel 2006 la sua società discografica le suggerisce di entrare in riabilitazione per abuso di alcol. Amy Winehouse in tutta risposta scarica la compagnia e si mette a scrivere. Trasforma la sua esperienza nel singolo principale per il suo secondo album acclamato dalla critica Back to Black (2006). La canzone “Rehab“, che ha affrontato il suo rifiuto di ricevere cure per abuso di sostanze, è diventata una delle 10 migliori hit nel Regno Unito L’album è stato anche un successo critico Meno di un mese dopo la sua vittoria BRIT, Back to Black ha fatto il suo debutto americano.

È stato un successo immediato

In questo deserto di gloria tutti gli applausi del mondo non hanno salvato Amy che il 23 luglio 2011, muore nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square.
La cantante entra così tragicamente nel club 27. Termine coniato dai giornalisti nel 1994 con la morte di Curt Cobain. La stampa del settore musicale mette in fila una serie di personaggi maledetti dal numero 27. Robert Johnson, Brian Jones, Jimi Hendricks, Janice Joplin, Jim Morrison, Jean Michel Basquiat. Tutti morti a 27 anni, in un arco che va dal 1969 al 1971. A causa delle droghe, dell’alchool. Oppure per suicidio come nel caso di Curt Cobain. Insomma per essere leggende bisogna essere morti. C’è qualcosa nel numero 27?

Facciamo due conti: 2 più 7=9, tre volte 9=27 che rovesciato al contrario fa 666, il numero della bestia! Personaggio satanico che appare in un solo passo del Nuovo Testamento. Nella Apocalisse di Giovanni ed è riferito a una bestia che sale dal mare e devasta la Terra. Casualità o maledizione resta tutto avvolto in un mistero che riguarda il passato, il presente e il futuro.

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