Francesco Borromini storia di un’eroe romantico

138
Francesco Borromini

È il 1600, sono gli anni della vertigine Barocca, un’epoca che vede splendere la personalità geniale di Francesco Borromini, un anticonformista per qualsiasi tempo. Un’esistenza controversa la sua, terminata con una lama nel cuore.

Ascesa e caduta di Francesco Borromini

Gli inizi di questo artista sono avvolti nel mistero, certamente parte da Milano, dove a soli 9 anni entra nel cantiere del Duomo. Questa esperienza lo cambia per sempre, perché determina ed influenza il futuro architetto. L’uomo è facile da descrivere: capelli arruffati e una grande predilezione allo stupore. Francesco Borromini è un’eroe romantico per un’epoca che ha scelto di specchiarsi nel limpido estro dello sfarzoso Bernini, piuttosto che comprendere uno stile diverso. La parabola discendente comincia con la morte del suo ultimo vero protettore e amico, Virgilio Spada. L’ironia del destino vuole che proprio una spada metta fine a tutto. Lo possiamo immaginare nella sua modesta abitazione di via dell’agnello a Roma, con la testa tra le mani e i suoi neri pensieri. Scorrendo gli ultimi cinque anni di vita i motivi appaiono limpidi e chiari, l’insonnia si aggiunge alla depressione in quello che probabilmente risulterà un connubio mortale.

Sponsor

Una spada nel cuore

L’ultimo gesto, evocativo che lo rende mito è dettato dal mostro che ormai lo domina e gli fa compiere atti estremi. Infatti brucia i suoi ultimi progetti, le sue idee, cosicché nessun altro può travisarli o saccheggiarli, se non lui, nessuno. Questo è l’atto estremo di un uomo la cui mente comincia a vacillare pericolosamente spostandolo in breve tempo sul precipizio della follia. Francesco Borromini sul letto di morte riesce a trovare la lucidità e la distensione per raccontare il suo suicidio, caso più unico che raro. Alle prime luci del mattino del 2 agosto 1667 l’architetto è colto da una grave crisi di sconforto e come lui stesso denuncia:

“Ho preso la detta spada, ho appuntato al letto il manico e poi mi sono sopra di essa lanciato”!

La lama lo trapassa e muore rievocando il proprio suicidio, come ricorda anche il biografo Filippo Baldinucci.

Una frase profetica

Infine c’è la sua sfida eterna con Bernini ed il rapporto difficili con i committenti della Roma Barocca che non lo favorivano. Certamente Borromini, un genio senza mai pace proprio come Leonardo da Vinci, non avrebbe mai accettato un ruolo da comprimario. Lui stesso pronuncerà una frase che alla fine risulta quasi rivelatrice:

“Chi segue altri non gli va mai inanzi. Ed io al certo non mi sarei posto a questa professione col fine d’esser solo copista.”