Il bambino nella scatola

Il Bambino nella scatola enigmatico caso irrisolto

Nell’Ivy Hill Cemetery di Cedarbrook, Philadelphia, in un grande appezzamento di terreno, giace sepolto il bambino nella scatola. Qual è la sua storia? Comincia tutto la sera del 23 febbraio 1957, quando un cacciatore di topi muschiati arriva in un parco del quartiere di Fox Chase. Mentre si muove tra i cespugli, per controllare le sue trappole, trova un piccolo contenitore di cartone. Questo è l’inizio di una vicenda di cui la fine deve ancora essere scritta, scopriamola insieme.

Il bambino nella scatola: il ritrovamento

Dopo aver aperto un’estremità del pacco il cacciatore vede quello che potrebbe sembrare un cadavere, temendo la confisca delle tagliole non avverte la polizia. Qualche giorno dopo, precisamente il 25 febbraio, uno studente che percorre in auto Susquehanna Road nota un coniglio che corre nel sottobosco. Sapendo della presenza di trappole in zona, ferma la macchina per salvarlo e si imbatte della stessa scatola. Questa volta il giovane denuncia la macabra scoperta agli investigatori di Philadelphia che arrivano per un sopralluogo. Scoprono che la custodia di cartone, che una volta conteneva una culla di J.C. Penney, c’è il corpo di un fanciullo avvolto in una coperta. A poca distanza trovano un berretto da uomo, di velluto a coste blu, con cinturino in pelle e una fibbia sul retro. Ci sono pochi indizi e un grande interrogativo. Chi è il bambino nella scatola?

Le indagini

Il rapporto, steso dopo l’autopsia eseguita dal dottor Joseph Spelman, capo medico legale di Philadelphia, ha stabilito che la vittima aveva 4 o 6 anni. Alto 104 centimetri e del peso di 12 chili, occhi azzurri e capelli biondo chiaro, tagliati in alcune zone della testa quasi fino al cranio. Le cause della morte? Un terribile pestaggio che ha lasciato il corpo e il viso del piccolino coperti di molti lividi. Inoltre il cadavere aveva precedenti cicatrici chirurgiche, in particolare su caviglia, inguine e mento. Le successive analisi, tra le quali il rilevamento delle impronte digitali, non portano a nessuna identificazione. Malgrado oltre 400.000 volantini vengono diffusi nell’area di Philadelphia e in altre città della Pennsylvania nessuno reclama quel bimbo. Eseguono anche una ricostruzione facciale forense e in tutti i poster è incluso il disegno di un fanciullo felice.

il bambino nella scatola

La prima teoria sull’omicidio

Tra le persone che si appassionano a questo omicidio c’è Remington Bristow, che ha studiato sul caso dal 1960 fino alla sua morte nel 1993. Le sue indagini partono da una pista che gli fornisce un sensitivo del New Jersey e hanno portato a una teoria. Il bambino poteva provenire da una casa adottiva che si trova a pochi chilometri dal luogo del delitto. Dopo il controllo della polizia, si scoprono nell’abitazione coperte, simili a quella in cui era avvolta la vittima, appese allo stendibiancheria. Remington ha teorizzato che il piccolo fosse nato dalla figlia dell’uomo che gestiva la casa adottiva e che la sua morte fosse stata accidentale. Un’ipotesi archiviata nel 1998 dal tenente di polizia Tom Augustine, a capo delle indagini, con la Vidocq Society, gruppo di poliziotti in pensione.

Le rivelazioni di una donna sconosciuta

Nel 2002 emerge un’altra teoria scioccante, quando una donna, denominata solo Martha, si fa avanti. Dichiarò che il bimbo si chiamava Jonathan, preso in affido da sua madre nell’estate del 1954, e sarebbe morto durante una cena. Durante il pasto aveva vomitato dei fagioli al forno, per punizione fu sbattuto violentemente contro il muro dalla matrigna che poi aveva tentato di lavarlo. Questi dettagli corrispondevano ad informazioni mai condivise con il pubblico, infatti c’erano proprio resti di fagioli nello stomaco del fanciullo, come rilevato dall’autopsia. Inoltre le sue dita sembravano rugose come se fossero state immerse in acqua dopo la morte. Anche la descrizione fisica data dalla donna corrispondeva, sfortunatamente, la polizia alla fine non ha indagato ulteriormente. Tutt’oggi questo macabro omicidio rimane uno dei più lunghi casi irrisolti nella storia della cronaca nera americana e l’identità del bambino è ancora ignota.

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