Jimi Hendrix

Jimi Hendrix il più grande genio del rock

Jimi Hendrix non è solo il più importante, influente e fantasioso guittar hero della storia, ma è il più grande genio del rock! Un artista sensazionale, un talento sublime ed un performer inimitabile. Di lui rimane in eterno la sua musica fantastica, imprevedibile e sperimentale!

Jimi Hendrix: dall’esordio con i Rocking Kings al servizio nell’esercito

Jimi Hendrix nasce il 27 novembre 1942 a Seattle, Washington. La sua infanzia è presto segnata da una grave perdita, quella della madre che muore il 2 febbraio del 1968. Sebbene passa un’infanzia difficile è sempre incoraggiato dal padre che gli insegna a suonare la chitarra. Infatti il primo strumento del giovane Hendrix è una chitarra per destrimani regalata dal padre, lui però è mancino ed impara a suonarla rovesciandola. Poco dopo inizia a esibirsi con la sua band, i Rocking Kings e nel 1959, abbandona la scuola superiore per seguire le sue aspirazioni musicali. Nel 1961, Hendrix segue le orme di suo padre e si arruola nell’esercito degli Stati Uniti. Mentre si allena come paracadutista trova ancora tempo per la musica, forma una band chiamata King Kasuals. Presta servizio nell’esercito fino al 1962, quando è dimesso con onore dopo essersi ferito durante un salto con il paracadute.

Da New York a Londra la genesi di un mito

Dopo aver lasciato il militari inizia a lavorare sotto il nome di Jimmy James come musicista di sessione. Suona per artisti come Little Richard, B.B. King, Sam Cooke e Isley Brothers. Ma la sua ambizione è forte e nel 1965 forma un suo gruppo chiamato Jimmy James e le Blue Flames. Suona nei dintorni del quartiere di Greenwich Village a New York City. L’incontro con Chas Chandler, bassista del gruppo rock britannico The Animals, segna l’inizio di una leggenda! Chandler diventa suo manager e porta Hendrix a Londra, dove con il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell forma la Jimi Hendrix Experience. Le sue esibizioni sono presto ammirate dai reali del rock: Beatles, i Rolling Stones, gli Who e Eric Clapton.

Jimi Hendrix

Il Monterey Pop Festival e il fuoco di una leggenda

Nel 1967 esce Hey Joe il primo singolo della Jimi Hendrix Experience che ha un successo immediato in Gran Bretagna. Viene presto seguito da successi come Purple Haze e The Wind Cries Mary. Il tour che segue questo album delizia il pubblico con le incredibili esibizioni di Hendrix, con il suo suono innovativo e sperimentale. È anche l’anno della consacrazione statunitense al Monterey Pop Festival, il gruppo di Hendrix è fortemente voluto proprio da Paul McCartney. Questa selvaggia performance sonora resta ai posteri tramandata dal documentario ricavato dal Festival. Hendrix mima rapporti sessuali con la chitarra, la suona con i denti, dietro la schiena, contro l’asta del microfono e contro l’amplificazione. Al termine dell’esibizione, per sottolineare la sua spasmodica necessità di estrarre nuove sonorità dallo strumento, la sacrifica dandogli fuoco con del liquido per accendini.

Jimi Hendrix

Woodstock e gli Electric Lady Studios

L’anno 1969 è segnato da un altro evento leggendario. Al festival di Woodstock la band si esibisce con una versione rock di The Star-Spangled Banner che manda in visibilio tutta la folla. Hendrix si accanisce sul tema dell’inno in maniera selvaggia, intervallandolo con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam. Sirene di contraerea e altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra. Il carattere ipertrofico dell’artista è però difficile da gestire e la band presentata a Woodstock si scioglie dopo solo due esibizioni dal vivo. Hendrix costituisce un nuovo gruppo, la Band of Gypsys, ma la cosa non funziona quindi si concentra sulla progettazione di uno studio di registrazione avveniristico. Gli Electric Lady Stodios sono inaugurati il 26 agosto del 1970 e danno vita all’ultimo brano registrato da Hendrix, Belly Button Window.

Le misteriose ultime ore di un mito

Sulla morte di Hendrix e le sue ultime ore si allunga un’ombra buia. La certezza è una! Alle 11 e 45 del 18 settembre 1970 il suo corpo ormai esanime viene trasportato all’interno dell’ospedale St. Mary Abbot’s di Kensington. La morte viene dichiarata un’ora dopo: morte per soffocamento. Sotto effetto di barbiturici, lo statunitense è morto a 27 anni soffocato dal suo stesso vomito. Un ruolo chiave è quello di Monika Dannemann, una ex pattinatrice tedesca che dichiara di aver parlato con Jimi fino alle 7 del mattino. I due si sono poi addormentati in letti separati e alle 10 del mattino l’ha trovato annegato nel vomito. Il 5 Aprile 1996 Monika distrutta dai sensi di colpa si suicida con il gas di scarico dell’auto nel suo cottage a Seaford. Avrebbe potuto salvarlo? È così che Jimi Hendrix entra nel mito, colpito come Amy Whinehouse dalla maledizione del club 27.

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