Kurt Cobain

Kurt Cobain l’uomo che preferiva essere odiato

PAESI BASSI – 25 NOVEMBRE: HILVERSUM Foto di Kurt COBAIN che registra negli Hilversum Studios, suonando la chitarra acustica Takamine (Foto di Michel Linssen / Redferns)

Kurt Cobain è arrivato al Rome American Hospital in stato di arresto respiratorio. Il 4 marzo 1994. Oggi si è risvegliato dal coma farmacologico. Dovuto alla combinazione di alcool e tranquillanti prescritti da un medico”!

Kurt Cobain: Il tentato suicidio

Queste le parole del dottor Oswaldo Galletta. 60 pillole di Roipnol inghiottite una dopo l’altra, sul comodino il suo saluto al mondo sulla carta intestata dell‘hotel Excelsior di Roma. La città eterna gli è sembrata il miglior palcoscenico per raggiungere l’eternità. Nella camera 541.

Il breve salto nell’aldilà lo ha fatto precipitare in una nuova vita, peggiore della precedente… l’etichetta ufficiale del “tossico”.

Insomma non è riuscito a morire. Ma in un modo o nell’altro in cielo ci è arrivato veramente. Il volo di ritorno verso Seattle.

Lo attende la sua villa sul lago Washington, circondata da piante e cespugli. Pensa ancora alla droga che per lui è la fuga. Eppure a un certo punto capisce che è giunto il momento di traghettare verso un’altra schiavitù. Verso una religione in cui non credeva: la riabilitazione.

L’icona del Grunge: gli esordi.

I Nirvana nascono tra la fine del 1985 e gli inizi del 1986. Band fondata da Cobain insieme a Krist Novoselic. Sono gli anni in cui la musica punk rock allontana definitivamente a ritmo di danza gli anni della contestazione giovanile. Ma sono anche gli anni in cui con la musica esprime disperazione, rabbia, mancanza di artificio. Una nuova forma di protesta che non passa più dalle piazze, ma si esprime attraverso i suoni.
“Smells like Teen Spirit” è l’inno della generazione grunge. Come pure altre canzoni del loro album più famoso “Nevermind” rappresentano un continuo riferimento al “male di vivere”, all’inutilità di una vita alienante. “Come as you are”, “In Bloom”, “Lithium”, “Polly”: tutti attacchi diretti al potere e al disagio giovanile. E tutte hanno la firma Cobain.

Gli abissi di un’anima inquieta

La verità è una.  Pochi hanno capito gli abissi che si potevano spalancare in quell’anima persa e a capire il vero motivo del suo suicidio. In questo senso, la lettura dei suoi diari, delle sue sofferte e involute frasi, è un’esperienza che mette i brividi. Ne emerge un’anima contraddittoria, mai in pace con se stessa e segnata da una forte disistima. Cobain si riteneva sempre “sbagliato”, “malato”, irrimediabilmente “diverso”.
Kurt Cobain è morto così a soli ventisette anni lasciando una moglie che lo amava e una figlia che non avrà la fortuna di conoscerlo. Come altre rockstar (Jimi Hendrix, Jim Morrison, o Amy Winehouse ), è rimasto ucciso dalla sua stessa fama. Un mare in apparenza limpido e trasparente fatto di idolatria. Di eccessi e di adulazione ma che sul proprio fondale lascia intravedere a chiare lettere la scritta “solitudine”.

Una fine tragica

Courtney Love e Kurt Cobain

Il cantante prima di essere ritrovato, fa perdere le sue tracce il primo aprile. Quella notte si allontana da una struttura per la disintossicazione in California, la Exodus di Marina del Rey. L’8 aprile 1994 il corpo senza vita di Kurt Cobain viene ritrovato nella sua casa di Seattle. Scoperto per caso da un elettricista che deve eseguire lavori nell’abitazione del musicista. Ufficialmente un suicidio portato a compimento tre giorni prima, il 5 aprile, con un colpo di fucile alla testa. Ma le circostanze che avvolgono la fine del leader dei Nirvana non hanno mai smesso di alimentare teorie del complotto e sospetti su Courtney Love.
Quel colpo di fucile in bocca arriva proprio nel periodo di maggiore successo della sua band. Proprio dopo una registrazione “umplugged” per MTV che è rimasta nella storia e nel cuore di milioni di fan.

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