Odilon Redon: una sintesi di incubi e sogni

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Odilon Redon

Il simbolismo ha nel suo linguaggio visivo molteplici significati, un codice criptico che sembra spesso leggibile solo ad altri simbolisti. Odilon Redon rappresenta magistralmente questa corrente artistica che attinge alla conoscenza culturale dei loro ambienti sociali creando figure mitologiche e stravaganti.

L’artista del nero: Odilon Redon

L’esordio di questo pittore è piuttosto tardivo ma folgorante, nei suoi primi anni è ispirato dalla letteratura di Edgar Allan Poe e Charles Baudelaire. Ma soprattutto legge il Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci che lo aiuta, nel periodo delle sue incisioni, a dare voce all’inconscio. Odilon Redon legge nel saggio leonardesco che:

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nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”!

Riesce così a creare un filtro tra realtà e sogno, ad essere maestro dell’indistinto, dell’allegro macabro, della sottigliezza e acuità della natura umana. Il suo lavoro è alquanto cupo e per gran parte della  carriera non usa il colore. Infatti la sua prima raccolta di opere si chiama “Noirs”, ed è composta da una serie di disegni a carboncino. Questa caratteristica deriva direttamente dalla solitudine, dall’ansia e dalla depressione che vive nella infanzia passata nel paese di Peyrelebade presso Bordeaux.

Odilon Redon

Una realtà sentita

L’occhio come un pallone bizzarro si dirige verso l’infinito del 1882 è un esempio di immagine che sembra una assurdità, ma va interpretata simbolicamente. Il cielo rappresenta la libertà, con l’occhio gigante che lo guarda e si allontana dal paesaggio desolato. L’ispirazione è Baudelaire, che ha descritto le mongolfiere come il mostro della perfettibilità e dei progressi infiniti. In altre opere emergono dai neri abissi creature ambigue, spaventose come ciclopi, angeli dispersi, cavalli, gnomi maligni e fiori antropomorfi. Questo non deve stupirci perché proprio lui scrive di se stesso:

La mia originalità consiste nel portare alla vita esseri improbabili, farli vivere secondo le leggi della probabilità mettendo la logica del visibile al servizio dell’invisibile”.

Per lui la vera arte è nella realtà che si sente e la cerca dentro se stesso, non crede in quello che vede bensì in quello che sente e non vede.