Strage del Cermis

Strage del Cermis 22 anni dopo la tragedia

Il 3 febbraio del 1998 un aereo militare statunitense Grumman EA-6B Prowler della United States Marine Corps, vola a una quota inferiore a quanto concesso. Trancia il cavo della funivia del Cermis e fa precipitare la cabina provocando la morte di 19 turisti. Ed è subito definita dai giornalisti la strage del Cermis.

Ventidue anni dopo la strage del Cermis

Il 3 febbraio 1998 un aereo militare statunitense, decolla dalla base di Aviano, per un addestramento a bassa quota. Quel pomeriggio il capitano Ashby vola a una quota inferiore ai 150 metri e tenta si passare sotto il cavo della funivia ma lo recide. Diciannove turisti, che stanno tornando a valle dopo una giornata sugli sci, e il manovratore della cabina, perdono la vita. Infatti il vagoncino precipita a terra da un’altezza di oltre 108 metri e per loro non c’è scampo. Per quella strage, i quattro marines sono processati ed assolti dalla Corte marziale americana. Vengono condannati per la distruzione del nastro con il video che avevano registrato durante il volo. Perché come ha ammesso Joe Schweitzer:

“Non potevamo consentire che quelle immagini, che ci riprendevano divertiti e sorridenti, finissero nelle mani delle televisioni e accostate al sangue delle vittime”!

Giustizia sommaria

La condanna dei due marines è il primo schiaffo alla giustizia, anche se in linea con i trattati internazionali. Inoltre il governo italiano e la provincia autonoma di Trento dovettero risarcire in prima istanza i familiari delle vittime al posto degli USA. Infatti il congresso non approvò lo stanziamento dei fondi e solo nel dicembre del 1999 gli Usa risarcirono al 75% delle somme erogate l’Italia. Entrambi i soldati sono degradati e rimossi dal servizio, Ashby trascorre 4 mesi di detenzione, ed è rilasciato due mesi prima per buona condotta. I due piloti nel febbraio 2008 hanno impugnato la sentenza e chiesto la revoca della radiazione con disonore, vogliono i benefici finanziari spettanti ai militari. Protestano per il patto segreto che accusa e difesa hanno stretto per mantenere l’accusa di intralcio alla giustizia facendo cadere quella di omicidio plurimo colposo. Comunque la corte marziale non dà loro ragione.

Una ferita aperta

Il 3 febbraio 1998 è una data dal sapore amaro non solo per i parenti delle vittime. A ricordarlo è il sindaco di Cavalese Silvano Welponer durante la commemorazione di questo anno 2020. Rimane aperta una ferita e l’ansia di giustizia non è stata colmata.

“Né il tempo né la storia potranno cancellare dalla mente dell’uomo libero e giusto le cause! E soprattutto l’irresponsabilità e la superficialità di coloro che hanno provocato questa tragedia”.

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