Svaniti tra le fiamme parte 2

Circa 76 anni fa, nella notte della vigilia di Natale, cinque giovani fratelli sono scomparsi tra le fiamme della loro abitazione. Un mistero mai risolto che, a distanza di anni, fa ancora tanto discutere - Parte 2

Svaniti tra le fiamme parte 2

I bambini erano vivi?c’eravamo lasciati con questa domanda, a seguito delle varie testimonianze di avvistamento dei figli Sodder e sulle dichiarazioni che, in giro per lo stato del West Virginia, facevano capolino a continue ipotesi. Inconcludenti, sulla triste fine di 5 bambini. Svaniti tra le fiamme parte 2.

J. Edgar Hoover 

Nel 1947, George e Jennie inviarono una lettera sul caso, al Federal Bureau of Investigation e ricevettero una risposta da J. Edgar Hoover:

Anche se vorrei essere d’aiuto, la vicenda in questione sembra essere di carattere locale e non rientra nella giurisdizione investigativa di quest’ufficio”.

Ad ogni modo, gli agenti di Hoover dissero che avrebbero aiutato se avessero avuto il permesso dalle autorità locali. Tuttavia, la polizia e i vigili del fuoco di Fayetteville, rifiutarono l’offerta.

Poi i Sodder, si rivolsero a un investigatore privato, di nome C.C. Tinsley. Questi, scoprì che il venditore di assicurazioni che aveva minacciato George, era un membro della giuria del coroner che aveva ritenuto l’incendio accidentale. Sentì anche una storia curiosa da un ministro di Fayetteville su F.J. Morris, il capo dei pompieri. Sebbene Morris avesse dichiarato che non erano stati trovati resti, si era sparsa la voce, che avesse rinvenuto “un cuore” tra le ceneri. E che lo avesse nascosto in una scatola di dinamite seppellendolo sulla scena. Possibile?

Svaniti tra le fiamme parte 2 delle indagini

Tinsley convinse Morris a mostrargli il posto. Insieme, dissotterrarono la scatola e la portarono direttamente a un impresario di pompe funebri locale, che frugò e pungolò il “cuore” concludendo che si trattava di fegato di manzo, illeso dalle fiamme. 

Poco dopo, i Sodder sentirono dire che il capo dei pompieri aveva confidato ad altri che, il contenuto della scatola, non era stato affatto trovato nel sito dopo l’incendio; pare che avesse seppellito il fegato di manzo tra le macerie, nella speranza che, trovare dei resti, avrebbe placato la famiglia abbastanza da fermare le indagini.

Negli anni successivi le soffiate e gli indizi continuarono ad arrivare. George vide una foto sul giornale di una scolaresca a New York City e si convinse che una di loro fosse sua figlia Betty. Guidò fino a Manhattan alla ricerca della bambina, ma i suoi genitori si rifiutarono di parlargli. Nell’agosto del 1949, i Sodder decisero di organizzare una nuova ricerca sul luogo dell’incendio e portarono un patologo di Washington D.C. di nome Oscar B. Hunter.

Lo scavo fu approfondito, e portò alla luce diversi piccoli oggetti: monete danneggiate, un dizionario parzialmente bruciato e diversi frammenti di vertebre. Hunter inviò le ossa alla Smithsonian Institution, che pubblicò il seguente rapporto:

Il referto autoptico

<<Le ossa umane consistono in quattro vertebre lombari appartenenti ad un individuo. Poiché i processi trasversali sono fusi, l’età di questo individuo alla morte dovrebbe essere di 16 o 17 anni. Il limite superiore dell’età dovrebbe essere di circa 22 anni poiché i nuclei, che normalmente si fondono a 23 anni, non sono ancora fusi. Su questa base, le ossa mostrano una maturazione scheletrica maggiore di quella che ci si aspetterebbe per un ragazzo di 14 anni (il più vecchio bambino Sodder scomparso). È comunque possibile, anche se non probabile, che un ragazzo di 14 anni e mezzo mostri una maturazione di 16-17 anni>>.

Le vertebre non mostravano alcuna prova che fossero state esposte al fuoco, si leggeva nel rapporto, ed <<è molto strano che non siano state trovate altre ossa nella presunta attenta evacuazione del seminterrato della casa>>.

<<Notando che la casa è bruciata solo per circa mezz’ora o giù di lì>>, ha affermato <<ci si aspetterebbe di trovare gli scheletri completi dei cinque bambini, piuttosto che solo quattro vertebre>>.

<<Le ossa – concludeva il rapporto –  erano molto probabilmente nell’ammasso di terra che George ha usato per riempire il seminterrato per creare il memoriale per i suoi figli>>.

Il rapporto dello Smithsonian provocò due udienze al Campidoglio di Charleston, dopo le quali il governatore Okey L. Patterson e il sovrintendente della polizia di Stato W.E. Burchett dissero ai Sodder che la loro ricerca era <<senza speranza>>.

Ne consegue che dichiararono chiuso il caso. Imperterriti, George e Jennie eressero il cartellone lungo la Route 16 e distribuirono volantini offrendo una ricompensa di 5.000 dollari per informazioni che portassero al ritrovamento dei loro figli.

Louis è vivo?

Presto aumentarono la somma a 10.000 dollari. Una lettera arrivò da una donna di St. Louis che diceva che la ragazza più grande, Martha, era in un convento lì. Un’altra soffiata arrivò dal Texas, dove un avventore di un bar, ascoltò una conversazione incriminante su un incendio della vigilia di Natale di molto tempo fa in West Virginia. Qualcuno in Florida sostenne che i bambini stavano da un lontano parente di Jennie. George viaggiò per il paese per indagare su ogni pista, tornando sempre a casa senza risposte.

Nel 1968, più di 20 anni dopo l’incendio, Jennie andò a prendere la posta e trovò una busta indirizzata solo a lei. Il timbro postale era del Kentucky, ma non aveva un indirizzo di ritorno. All’interno c’era la foto di un uomo sui 20 anni. Sul retro una nota criptica scritta a mano recitava:

<<Louis Sodder. Con affetto, il fratello Frankie. Ilil Boys. A90132 o 35>>.

Svaniti tra le fiamme parte 2

Lei e George non potevano negare la somiglianza con il loro Louis, che aveva 9 anni al momento dell’incendio. Oltre alle ovvie somiglianze – capelli ricci scuri, occhi marrone scuro – avevano lo stesso naso dritto e forte, la stessa inclinazione verso l’alto del sopracciglio sinistro. Ancora una volta assunsero un detective privato e lo mandarono nel Kentucky. Non ebbero più notizie di lui. Sparì senza lasciare traccia. Un’altra stranezza che si annovera alle vicissitudini della famiglia.

I Sodder, a questo punto, temevano che se avessero pubblicato la lettera o il nome della città sul timbro postale, avrebbero potuto danneggiare il figlio. Invece, modificarono il cartellone per includere l’immagine aggiornata di Louis e ne appesero una versione ingrandita sopra il camino.

Un caso irrisolto

Il tempo per noi, sta per scadere”, ha detto George in un’intervista. “Ma noi vogliamo solo sapere. Se sono morti nell’incendio, vogliamo esserne convinti. Altrimenti, vogliamo sapere cosa gli è successo“.

Morì un anno dopo, nel 1969, ancora con la speranza addosso, che portasse a una svolta nel caso. Jennie eresse una recinzione intorno alla sua proprietà e cominciò ad aggiungere stanze alla sua casa; costruendo uno strato dopo strato da porre tra lei e l’esterno.

Dall’incendio si era vestita esclusivamente di nero, in segno di lutto, e continuò a farlo fino alla sua morte nel 1989. Il cartellone venne giù.

I suoi figli e i suoi nipoti continuarono l’indagine e ipotizzarono diverse teorie, soprattutto su Louis. Tra queste l’idea che la mafia locale aveva cercato di reclutarlo e lui aveva rifiutato. Oppure che avevano cercato di estorcergli del denaro e lui si fosse tirato indietro.

E ancora che i bambini fossero stati rapiti da qualcuno che conoscevano – qualcuno che si introdusse velocemente, nella porta d’ingresso aperta, disse loro dell’incendio e poi si offrì di portarli in un posto sicuro. Certo, potevano non essere sopravvissuti alla notte. E se invece l’avessero fatto? se fossero vissuti per decenni senza poter fare ritorno? E ancora… era davvero Louis in quella fotografia? e se non ha preso contatto con i suoi genitori, era solo perché voleva proteggerli? …

Sylvia

La più giovane e ultima figlia sopravvissuta dei Sodder, Sylvia, ora ha 78 anni e non crede ancora che i suoi fratelli siano morti nell’incendio. Quando il tempo lo permette, visita dei siti web che trattano di crimini irrisolti, e si confronta con persone ancora interessate al mistero della sua famiglia. I suoi primi ricordi sono di quella notte del 1945, quando aveva 2 anni.

Non dimenticherà mai la vista di suo padre sanguinante; o la terribile sinfonia delle urla di tutti, e nonostante ciò, non riesce a capire perché questo sia successo proprio a loro. Chissà se i bambini Sodder erano ancora là fuori da qualche parte? Nessuno lo sa con certezza. Ma soprattutto: è possibile che le vertebre ritrovate nel terreno non siano state portate lì volutamente per eludere e chiuder velocemente il caso?

Le origini

George Sodder, nacque a Tula, in Sardegna, nel 1895, ed è immigrato negli Stati Uniti nel 1908, quando aveva 13 anni. Un fratello maggiore che lo aveva accompagnato a Ellis Island tornò immediatamente in Italia, lasciando George da solo. Trovò lavoro sulle ferrovie della Pennsylvania, portando acqua e provviste ai braccianti, e dopo qualche anno si trasferì a Smithers, in West Virginia. Intelligente e ambizioso, lavorò prima come autista e poi lanciò la sua compagnia di trasporti, spostando terra per l’edilizia e poi merci e carbone. Un giorno entrò in un negozio locale chiamato Music Box e incontrò la figlia dei proprietari, Jennie Cipriani, che era arrivata dall’Italia quando aveva 3 anni.

Si sposarono ed ebbero 10 figli tra il 1923 e il 1943, e si stabilirono a Fayetteville, West Virginia; una città degli Appalachi con una piccola ma attiva comunità di immigrati italiani. I Sodder erano, ha detto un magistrato della contea, “una delle più rispettate famiglie della classe media”. George aveva forti opinioni su tutto, dagli affari all’attualità e alla politica, ma era, per qualche motivo, reticente a parlare della sua gioventù. Non ha mai spiegato cosa fosse successo in Italia per fargli desiderare di partire e non farvi ritorno mai più.

Svaniti tra le fiamme parte 2 Svaniti tra le fiamme parte 2

error: Content is protected !!