Un batterio antico e multiresistente emerge dal ghiaccio: la scoperta nella grotta di Scarisoara
Nelle profondità gelide della grotta di Scarisoara, in Romania, un luogo rimasto intrappolato nel tempo per millenni, gli scienziati hanno riportato alla luce qualcosa di sorprendente. Dal ghiaccio antico di 5.000 anni è stato isolato un microrganismo che sembra sfidare ogni logica moderna: un ceppo batterico capace di resistere a dieci antibiotici tra i più utilizzati oggi, compresi quelli riservati alle infezioni più gravi.
Il protagonista di questa scoperta è un nuovo ceppo della specie Psychrobacter cryohalolentis, ribattezzato SC65A.3, un microrganismo che ha attraversato i millenni nascosto nel ghiaccio, conservando caratteristiche che oggi risultano inquietanti e affascinanti allo stesso tempo.
Un Batterio multiresistente nato per sopravvivere nel ghiaccio
Il genere Psychrobacter comprende circa cinquanta specie adattate a condizioni estreme: ambienti gelidi, salinità variabile, scarsità di nutrienti. Scoperto negli anni ’80, questo gruppo di batteri è noto per la sua capacità di prosperare a basse temperature, pur tollerando anche valori più elevati, fino a 35–37 °C. Le loro colonie, dal colore crema o aranciato, si sviluppano lentamente e utilizzano amminoacidi e acidi organici come fonte di energia. Alcune specie sono innocue, altre possono causare infezioni in animali e, più raramente, nell’uomo. Ma nessuna, finora, aveva mostrato un profilo di resistenza così complesso come quello del ceppo SC65A.3.
Un arsenale genetico inaspettato
Secondo la ricercatrice Cristina Purcarea, dell’Istituto di Biologia di Bucarest, il batterio recuperato dal ghiaccio custodisce oltre cento geni legati alla resistenza antimicrobica. Un numero sorprendente, soprattutto se si considera la sua origine antichissima, risalente a un’epoca in cui gli antibiotici non esistevano nemmeno come concetto.
Eppure, ciò che rende questo microrganismo ancora più enigmatico è la sua duplice natura: da un lato resiste a farmaci moderni, dall’altro inibisce la crescita di alcuni dei più temuti superbatteri contemporanei, mostrando attività enzimatiche con un potenziale biotecnologico notevole.
Dal cuore del ghiaccio alla sequenza del DNA
Il ceppo SC65A.3 è stato isolato da uno strato di ghiaccio profondo, parte di un carotaggio di oltre 25 metri. Una volta recuperato, il suo genoma è stato sequenziato per comprendere quali meccanismi gli permettano di sopravvivere al gelo estremo. Ma soprattutto, come abbia sviluppato una resistenza così ampia ai farmaci antimicrobici.
Il batterio è stato testato contro 28 antibiotici appartenenti a 10 classi diverse, molti dei quali utilizzati per trattare infezioni severe come tubercolosi, polmoniti e infezioni urinarie complicate. Il risultato è stato chiaro: SC65A.3 è in grado di resistere a dieci di questi farmaci, inclusi quelli considerati “di ultima linea”.
Una minaccia nascosta nel ghiaccio?
La scoperta solleva interrogativi che vanno oltre la microbiologia. Se batteri antichi come questo possiedono geni di resistenza, significa che tali meccanismi esistevano molto prima dell’era degli antibiotici.
Secondo Purcarea, i batteri adattati agli ambienti freddi potrebbero rappresentare vere e proprie riserve naturali di geni resistenti, pronti a riemergere con lo scioglimento dei ghiacci. In uno scenario di cambiamento climatico, questi geni potrebbero trasferirsi ai batteri moderni, aggravando la crisi globale della resistenza antimicrobica.
Una minaccia… o una risorsa?
Non tutto, però, è oscuro. I composti prodotti da SC65A.3 potrebbero ispirare nuovi antibiotici, enzimi industriali più efficienti e applicazioni biotecnologiche ancora da esplorare. La scoperta, pubblicata sulla rivista Frontiers in Microbiology, apre dunque una doppia strada. Da un lato la consapevolezza che la natura custodisce ancora armi biologiche sconosciute. Dall’altro la possibilità che proprio da questi microrganismi arrivino soluzioni innovative per combattere le infezioni del futuro.