Fine lockdown

Fine lockdown: Italiani pronti a tornare in studio

A Fine lockdown quasi metà degli italiani (43%) non ha timore a tornare alle visite di persona con gli specialisti.

Telemedicina, questa sconosciuta: oltre 1 su 4 (26%) nel Bel Paese dichiara di non averne sentito parlare durante il lockdown.

  • Nonostante lo stop forzato, il 40% degli italiani non ha rinunciato alle visite di persona: psicologi, ostetriche e ginecologi e ortopedici i più prenotati;
  • Prenotate con dermatologi e specialisti in malattie veneree, nutrizionisti e psicologi il maggior numero di sessioni virtuali;
  • A chiusura del lockdown, il 35% degli italiani ha rivalutato il concetto di salute e ritiene di doverle dedicare maggiore attenzione.

Durante il lockdown anche il monitoraggio del proprio stato di benessere e i consueti check di routine sulla salute hanno inevitabilmente subito alcuni cambiamenti: basti pensare che il numero di visite tradizionali prenotate su MioDottore – piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner – dallo scorso 8 marzo al 3 maggio ha registrato un calo a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma i pazienti italiani come si sono presi cura della propria salute e come lo faranno ora che il lockdown è concluso? La piattaforma ha analizzato i propri dati e realizzato un’indagine per investigare come gli utenti tricolore si sono ri-organizzati in questi mesi. E poi qual è la loro attuale percezione sul tema salute in questa nuova fase di ”riapertura”.

Fine Lockdown: Come si sono presi cura del proprio benessere gli italiani durante il lockdown

Sebbene oltre 1 italiano su 4 (26%) dichiari di non aver sentito parlare di telemedicina durante la quarantena, un altrettanto quarto (25%) si è affidato alla tecnologia; gestendo le proprie visite specialistiche da remoto.

Trend confermato anche dai dati di MioDottore, che da inizio marzo ad oggi, ha registrato oltre 24.500 prenotazioni di visite in video consulenza. Tutto tramite il nuovo strumento che consente di fissare una video-visita attraverso il marketplace della piattaforma, con la stessa facilità con cui si prenotano gli appuntamenti tradizionali, in pochi clic grazie a filtri intuitivi.

Dermatologi e specialisti di malattie veneree sono gli esperti che – a pari merito – hanno registrato il maggior volume di prenotazioni di visite online sulla piattaforma durante il lockdown. Seguiti da nutrizionisti, psicologi, urologi e andrologi e, a chiusura della top 5, otorinolaringoiatri.

Per quanto riguarda le visite tradizionali, ben oltre la metà (60%) degli intervistati le ha evitate nel periodo di stop forzato; tra questi, il 23% le ha viste cancellate dal proprio medico, mentre il 7% le ha annullate a causa di timori personali.

Curioso notare che, tra il 40% di pazienti che hanno effettuato le visite in programma, la metà non aveva particolari urgenze in corso. A sorpresa, gli incontri di persona a cui gli italiani più di tutto non hanno saputo rinunciare sono stati con psicologi. Seguono ostetriche e ginecologi, ortopedici, dentisti e nutrizionisti.

Post quarantena: più attenzione alla salute

La quarantena ha lasciato il segno e una consistente fetta di utenti italiani – oltre un terzo (35%) – in questo periodo ha attribuito ulteriore valore al concetto di salute.

Tra questi quasi un quinto (18%) afferma di essere ancor più propenso a effettuare maggiori monitoraggi specifici rispetto alla routine abbracciata in passato; mentre un 17% è convito sia necessario essere più scrupoloso nei confronti del proprio benessere.

Ma quali mezzi verranno preferiti nel prossimo futuro? Quasi la metà dei rispondenti (43%) si dichiara tranquillo a recarsi in studio come prima.

Lo confermano i dati di MioDottore, che nella settimana successiva all’annuncio della fase 2 (dal 27 aprile al 4 maggio) ha registrato un’impennata del 32% del numero di prenotazioni di visite tradizionali effettuate sulla piattaforma.

Oltre 1 italiano su 10 (13%), pur non avendo particolari timori legati al “ritorno alla normalità”, proseguirà a usufruire dei vantaggi di teleconsulto e consulenze online ove possibile; perché li ritiene ottime soluzioni.

Parla il CEO MioDottore

“Crediamo che il servizio di MioDottore abbia una forte utilità sociale in un momento come questo; poiché risponde alla necessità basilare di tenere monitorata la propria salute. Ma consente di farlo senza uscire di casa; offrendo così una valida alternativa ai soggetti più vulnerabili e contribuendo alle azioni di distanziamento sociale previste dal Governo. In tempi ancora parzialmente incerti, MioDottore si pone come nuova sfida quella di implementare la tecnologia della piattaforma. Per continuare a garantire continuità dei servizi sanitari, in maniera personalizzata ed empatica, evitando di congestionare gli ospedali”. Commenta Luca Puccioni, CEO di MioDottore.

“In una società in continuo cambiamento, riteniamo che la tecnologia debba ricoprire un ruolo di abilitatore per i cittadini; andando a rendere possibile e semplificare – laddove applicabile – l’accesso a un’attività considerata finora soprattutto “tradizionale” come le visite con i professionisti di fiducia. Mantenendo inalterato il livello di interazione e vivo l’aspetto di relazione personale tra medico e paziente”. Conclude Puccioni.

Fine lockdown: Rapporto con la tecnologia: quarantena vs. post lockdown

Durante la quarantena la tecnologia si è confermata fondamentale anche per consentire agli italiani di mantenere il contatto con gli specialisti. Sebbene quasi la metà (44%) abbia prediletto la classica telefonata per raggiungere gli esperti, oltre un terzo (35%) ha utilizzato i messaggi (29% tramite Whatsapp e 6% via sms). Segue in termini di preferenze il ricorso alle email (17%); e alle apposite sezioni di domande e risposte dei siti specializzati nella prenotazione di visite (12%).

Anche in ottica futura la tecnologia acquisisce una posizione cruciale. Lo confermano circa un quinto dei rispondenti (19%) che ritiene telemedicina e video consulenze online un possibile e vantaggioso scenario prossimo in campo sanitario. E quasi la metà degli intervistati (48%) che crede sia ideale da applicabile ad alcune specializzazioni specifiche.

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