Marcello Vittorini: a 10 anni dalla scomparsa

Marcello Vittorini: a 10 anni dalla scomparsa

DIECI ANNI FA LA SCOMPARSA DEL PROF. MARCELLO VITTORINI

L’insigne urbanista e intellettuale, deceduto il 16 marzo 2011, ha lasciato all’Aquila un’eredità grande

 di Goffredo Palmerini

 L’AQUILA – Fra un mese, il 16 marzo prossimo, saranno 10 anni dalla scomparsa di Marcello Vittorini (L’Aquila, 31 ottobre 1927 – Roma, 16 marzo 2011), ingegnere e urbanista, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma. Immagino che L’Aquila, sua amatissima città, la Municipalità in primis e le istituzioni culturali vorranno promuovere nel corso del 2021 opportune iniziative di commemorazione, per riflettere sull’opera dell’insigne urbanista e uomo di cultura.

A cominciare dall’Università dell’Aquila, che ha il privilegio di custodire il prezioso archivio del prof. Vittorini, riconosciuto di rilevante interesse storico dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, che egli stesso volle donare nel 2008. L’ateneo, con il Dipartimento Ingegneria Civile Edile Architettura, ne ha già lodevolmente curato un primo lavoro di riordino e valorizzazione sotto il sapiente coordinamento della prof. Angela Marino, il cui esito è documentato nel magnifico volume “Marcello Vittorini. Ingegnere, urbanista. Dall’uomo alla città” di Valeria Lupo (Gangemi, Roma, 2020) e in un bel documentario realizzato dall’ufficio Comunicazione dell’università.

Nel frattempo, avvicinandosi la ricorrenza del decennale, con questa modesta nota si vuole intanto richiamare del prof. Vittorini l’eccezionale ingegno, la cultura multiforme, il profondo suo amore per L’Aquila e per la storia civica, il rilevante valore professionale, la sensibilità e il garbo che lo distinguevano. Ho avuto l’onore di una lunga amicizia con il prof. Vittorini, coltivata durante i suoi ritorni di fine settimana a Paganica, dove aveva la casa dove riposarsi dai parossismi romani. Ci s’incontrava al solito orario all’edicola dei giornali, per poi andare a prenderci un caffè e conversare qualche minuto.

Marcello Vittorini: il ricordo a Dieci anni dalla scomparsa

Incontri brevi, nella semplicità e confidenzialità che egli stabiliva con tutti. Si parlava un po’ di politica ma soprattutto della città, dei problemi e delle prospettive, delle possibili soluzioni pensate con la visione strategica che gli era propria. Altre volte ci si vedeva nelle iniziative pubbliche o culturali che lo vedevano impegnato come relatore. Ma il suo vero piacere era soprattutto stare in semplicità nella sua abitazione a Paganica, con la cerchia delle antiche amicizie, suoi coetanei che si ritrovavano nei fine settimana anche per le immancabili scarpinate sul Gran Sasso. La montagna era un’altra delle sue passioni.

Una volta, credo una ventina di anni fa o poco più, ci incontrammo per caso sulla Marmolada, alla stazione di arrivo della funivia che si inerpica da Malga Ciapela. Rimanemmo qualche attimo fermi per lo stupore prima di salutarci con un abbraccio. Stava con due suoi amici aquilani per una breve vacanza, mentre io vi capitai per una fugace escursione con una comitiva di alpini paganichesi, in occasione d’una visita ai fratelli alpini del Gruppo di Tarzo, cittadina trevigiana gemellata con Paganica.

Con Marcello Vittorini, l’on. Alvaro Jovannitti, Mario Calselli, Alfredo Montesanti, Marcello Bucci, Silvio Tarquini, Vincenzo Vivio e chi scrive, nel 1987 demmo vita al mensile “L’Arcobaleno”, Alvaro Jovannitti direttore responsabile. Era una piccola rivista culturale dove all’analisi dei problemi di Paganica – la più popolosa frazione dell’Aquila – seguivano proposte di riqualificazione, miglioramento dei servizi, sviluppo del territorio e della nostra montagna, oltre a riflessioni di carattere sociale. Un’avventura culturale che periodicamente ci faceva incontrare e che si protrasse per sei anni.

Conobbi però più direttamente il valore professionale del prof. Vittorini quando nel 1996 l’amministrazione comunale guidata da Antonio Centi gli conferì l’incarico per un progetto di ricerca interdisciplinare da presentare alla Commissione Europea per il Programma Raphael. Il prof. Vittorini coordinò uno gruppo di lavoro con molti giovani professionisti, portando all’approdo – insieme agli insigni studiosi Orlando Antonini, Walter Capezzali, Alessandro Clementi – un imponente lavoro, poi pubblicato in tre corposi volumi “Recupero e riqualificazione dei centri storici del Comitatus Aquilanus” (Andromeda Editrice, 2001).

Una puntuale ricerca sul rilevante patrimonio architettonico aquilano, in linea con il suo pensiero scientifico e politico circa il valore dei centri storici, per il prof. Vittorini una delle prelazioni di sviluppo della città e del suo antico Comitatus, operando sulla riqualificazione urbana e sul riuso, senza consumo di territorio, e sulla valorizzazione ambientale.

Ricordo bene – in quella amministrazione ero vicesindaco – l’eccellente qualità della ricerca condotta dal gruppo guidato dal prof. Vittorini. Quel pregevole studio sui centri storici della città e delle sue 64 frazioni, corredato dalla storia urbana e civile, per l’amministrazione civica era solo il prologo d’un auspicabile successivo sviluppo. Ricordo infatti che era nelle intenzioni del sindaco Centi, se confermato nelle elezioni del 1998, proseguire nel fecondo rapporto di collaborazione con il prof. Vittorini, per la valorizzazione dei centri storici e la revisione del Piano Regolatore Generale, la cui adozione risaliva al 1975. Purtroppo così non andò e la nuova amministrazione Tempesta fece altre scelte sulla pianificazione urbanistica, come pure le successive.

Due anni a stretto contatto con il prof. Vittorini ci permisero di osservare con quanta passione civica e con quanto amore per la città egli impegnasse la sua preclara professionalità, con un’attitudine straordinaria nel motivare i suoi giovani collaboratori.

Seguita da vicino, quell’esperienza mi rivelò ancor più il valore professionale e umano di Marcello Vittorini. Ma il suo amore per L’Aquila l’avrebbe espresso ancor più fortemente nei tragici giorni e mesi seguiti al terremoto del 6 aprile 2009, egli sempre presente con la profondità del suo pensiero nel dibattito pubblico sulla ricostruzione. La città gli deve imperitura gratitudine.

Vorrei infine completare questo ricordo con una nota di leggerezza. In una mia visita negli Stati Uniti, la più recente, di Marcello Vittorini mi parlò il grande drammaturgo aquilano Mario Fratti; che dal 1963 vive a New York. Coetaneo di Marcello – Fratti è nato a L’Aquila il 5 luglio 1927 – parlando di ricordi di gioventù Mario mi raccontò d’una sua passione per una bella ragazza aquilana, della quale si era invaghito per davvero.

L’interesse verso di lei, però, era condiviso con un altro bel giovane, Marcello per l’appunto. Fratti non mi disse chi alla fine la spuntò in quella competizione, dedussi tuttavia che doveva essere stato Marcello a conquistare col suo fascino quella ragazza. Insieme a queste brevi annotazioni e ad un sintetico richiamo biografico, può essere interessante ricordare il prof. Vittorini attraverso una sua bella nota “L’Aquila, città fondata dai suoi futuri abitanti”, scritta nel luglio del 2009 a tre mesi dal sisma che devastò la città capoluogo d’Abruzzo.

Espressi al prof. Vittorini il mio forte apprezzamento per quel suo articolo, uscito su una testata locale. Gli chiesi pure se ne consentisse la pubblicazione sulle agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero con cui collaboravo. Me l’affidò volentieri e uscì su numerose testate, in Italia e all’estero. Qui di seguito, dopo il breve richiamo biografico, lo ripropongo ai lettori.

 Marcello Vittorini nasce a L’Aquila il 31 ottobre 1927. Compie gli studi accademici all’Università di Roma e nel 1949 si laurea in Ingegneria civile edile. A partire dalla sua città natale avvia un’intensa attività professionale che si dispiega su tutto il territorio nazionale e all’estero; occupandosi di pianificazione urbana e territoriale e di progettazione, attraverso incarichi diretti, concorsi nazionali ed internazionali.

Protagonista della ricostruzione postbellica, Marcello Vittorini progetta e attua un’urbanistica profondamente riformatrice dalle forti connotazioni politiche e dal notevole respiro culturale; basata sulla tutela del territorio e sul suo uso sociale. Collabora con numerosi ingegneri, architetti, urbanisti e uomini di cultura dell’epoca; come Federico Gorio – con il quale a lungo condivide lo studio. Giovanni Astengo, Leonardo Benevolo, Giuseppe Campos Venuti, Carlo Chiarini, Edoardo Salzano, Michele Valori.

A queste attività affianca quella di tecnico nella pubblica amministrazione, con diversi prestigiosi incarichi (Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, CNR ed altri); e quella di docente universitario nelle Facoltà di Architettura delle università di Venezia, Napoli e Roma. Promuove e partecipa a numerosi convegni e contribuisce all’elaborazione di alcune importanti leggi nazionali; sia in campo urbanistico che per l’edilizia pubblica. Progetta e realizza molte architetture, occupandosi in particolare di edilizia residenziale pubblica con particolare attenzione verso la prefabbricazione.

A L’Aquila progetta l’Ospedale regionale “San Salvatore” e altre importanti opere di edilizia pubblica in diverse città italiane; tra cui Bologna, Torino, Napoli, Roma, Potenza e Salerno. E’ autore di numerosi Piani urbanistici. Piani territoriali, Piani socio-sanitari; Piani Regolatori Generali e attuativi, redatti per molte regioni e importanti città italiane, tra le quali Cosenza, Catanzaro, Ravenna. Faenza, Piacenza, Trento, Bolzano, Verona, Firenze ed altre di minori dimensioni.

Negli anni ’80 si occupa, per la Regione Campania, delle questioni legate alla ricostruzione post terremoto dell’Irpinia. All’estero opera in Nepal, per conto dell’Onu, in India, Brasile, San Salvador. E’ autore di un’ampia pubblicistica di scritti e saggi su temi di attualità e denuncia, sulle politiche del territorio e dell’energia, sulla pianificazione urbanistica. Muore a Roma il 16 marzo 2011.

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