Beyoncè testimonial dell'Emilia Romagna

Beyoncè testimonial dell'Emilia Romagna

Beyoncè testimonial dell’Emilia Romagna?

BOLOGNA – Beyoncè testimonial dell’Emilia Romagna? C’è chi avanza questa proposta come provocazione, ma non troppo. Il motivo è presto detto. Non convince tutti gli esperti di marketing territoriale la decisione della giunta emiliana di utilizzare Stefano Accorsi, Alberto Tomba e Paolo Cevoli (professionisti rispettabilissimi, ci mancherebbe) come propri testimonial per rilanciare il turismo della regione.

Secondo alcuni creativi e professionisti della comunicazione è meglio scommettere su star internazionali. Figure che, spiega Marco Piaggio, communication manager  di Purple & Noise PR, “possono davvero creare una eco mediatica globale così da accendere un enorme faro a livello mondiale sui territori e le peculiarità di una regione turisticamente ricchissima e bellissima, in grado di soddisfare esigenze e aspettative di turisti di ogni luogo e cultura”. Da qui l’ardita idea.

“Dovendo scegliere un personaggio in grado di far esplodere la visibilità dell’Emilia Romagna in pochi giorni e in tutto il mondo – riflette Piaggio – mi verrebbe da pensare a Beyoncè, la procace – così come la regione – cantante e star seguita su Instagram da 150 milioni di follower contro i 500mila di Accorsi, giusto per dare un ordine di grandezza”.

Beyoncè testimonial dell’Emilia Romagna?

Un’importante puntualizzazione. Questi ragionamenti vengono fatti considerando che in pubblicità, per considerare l’economicità o meno di una campagna, si calcola il cosiddetto costo-contatto. Vale a dire, il rapporto tra l’ingaggio e il numero di persone che attraverso quel personaggio si possono raggiungere. Ma a quanto ammonterebbe il prezzo?

“Direi che Beyoncè potrebbe costare un 1-2 milioni di euro. Molto poco rispetto a quanto renderebbe in termini di visibilità – spiega l’esperto di Purple & Noise – In proporzione, a spanna, direi molto meno di Accorsi o Cevoli, per quanto poco la Regione possa averli pagati. Un investimento, quello sulla super popstar, che sono soldi ben spesi. Anche secondo una logica per la quale è meglio fare un investimento che disperdere i soldi della promozione in centinaia di rivoli, tra personaggi locali, eventi e sagre che alla fine non si ripagano”.

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