ROMA – Facciamo il punto sulla situazione della birra artigianale oggi in Italia. Come è messa e, soprattutto, come viene percepita dai consumatori? La risposta a entrambe le domande è: bene. Tale bevanda, infatti, continua a conquistare schiere di appassionati e, in tutto il Paese, si moltiplicano ogni anno le manifestazioni dedicate in cui è possibile degustare le migliori birre artigianali. Un’indagine del 2020 promossa da AssoBirra e redatta in collaborazione con la società di ricerche BVA Doxa mostrava che la birra rimane una costante nelle scelte di acquisto e nei consumi degli italiani.

E, seppur l’abbinamento con la pizza vada per la maggiore (è così per il 94% degli intervistati), la “bionda” più amata è sempre più al centro anche di degustazioni in abbinamento a cibi come formaggi (69%), aperitivi prima di pranzo o cena (66%) e in accompagnamento a piatti tra i più diversi della cucina mediterranea (66%). Non solo. Come evidenziato anche da Justin Hawke del birrificio Drink Moor Beer in occasione del primo Webeernar organizzato con Ales & Co., un grande birrificio deve sempre portare avanti la sua idea di birra senza permettere alle mode, al mercato e alla continua voglia di novità del pubblico di intaccarla o indebolirla.

Birra artigianale facciamo il punto

Questa considerazione è fondamentale soprattutto quando si parla di birra artigianale, che in quanto tale rifugge – e, osiamo aggiungere – deve rifuggire – da qualsiasi conformazione a uno standard comune, processo molto più probabile quando si parla di un prodotto realizzato a livello industriale. È buona prassi, dunque, che i birrifici artigianali di qualsiasi parte d’Italia inizino a promuovere concretamente la produzione locale e, in particolare, a incoraggiare i consumatori affinché scelgano consapevolmente le birre artigianali del territorio piuttosto che i prodotti standardizzati delle grandi marche.

La birra, come tutti gli alimenti, è soggetta ad una articolata serie di normative italiane ed europee allo scopo, in primis, di tutelare la sicurezza del consumatore e, quindi, di regolare strettamente tutti gli aspetti produttivi, di equa concorrenza, degli scambi commerciali, di corretta designazione e presentazione del prodotto. Ed è giusto che sia così, per consentirle ancora lunga vita. D’altronde, se si considera che dopo quasi 30 anni siamo appena al 3% del mercato, si capisce che c’è ancora tanta strada da fare (e tanta altra clientela da conquistare).

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