Grimm: il lato ambiguo delle fiabe

Grimm: il lato ambiguo delle fiabe

Probabilmente, quando parliamo di fiabe, immaginiamo un luogo colorato con paesaggi da sogno e personaggi fatati che fanno da corollario ad una visione utopica e trascendente. Tuttavia, anche nel raccontare storie che ci hanno accompagnato dall’infanzia all’adolescenza, immaginiamo sempre che le stesse, quasi rigorosamente a lieto fine, siano uno schermo nel quale idealizzare la vita, spesso specchio della nostra fantasia. Eppure, in alcune fiabe, soprattutto in quelle dei fratelli Grimm, si cela un significato oscuro, ambiguo, il cui insegnamento non è sempre l’idillio di una vicenda felice. Ecco dunque sei terribili argomenti per bambini che verosimilmente non troverete in un libro di oggi.

Jacob and Wilhelm Grimm from 1843 / Historisches Museum in Hanau, Wikimedia Commons

Le fiabe dei fratelli Grimm … le origini nascoste

1. Violenza esplicita

Sebbene i fratelli Grimm abbiano attenuato il sesso nelle edizioni successive delle loro opere, in realtà hanno aumentato la violenza. Un episodio particolarmente orribile si verifica ne “Lo sposo brigante”, quando alcuni banditi trascinano una fanciulla nel loro nascondiglio sotterraneo, la costringono a bere vino fino a farle scoppiare il cuore, le strappano i vestiti e poi fanno a pezzi il suo corpo. Altri racconti presentano episodi similmente cruenti.

In “Cenerentola” le sorellastre malvagie si tagliano le dita dei piedi e i talloni nel tentativo di calzare la scarpetta e poi si fanno cavare gli occhi dalle colombe; ne “I sei cigni” una suocera malvagia viene bruciata sul rogo; ne “La serva dell’oca” una falsa sposa viene spogliata, gettata in un barile pieno di chiodi e trascinata per le strade; e in “Biancaneve” la regina malvagia muore dopo essere stata costretta a ballare con scarpe di ferro arroventate. Anche le storie d’amore contengono violenza. La principessa de “Il re ranocchio” trasforma il suo compagno anfibio in un essere umano non baciandolo, ma scagliandolo contro un muro per la delusione.

***

Grimm

2. L’antisemitismo

I Grimm raccolsero oltre 200 racconti per la loro raccolta, tre dei quali contenevano personaggi ebrei. Ne “L’ebreo tra i rovi” il protagonista tormenta allegramente un ebreo, costringendolo a ballare in un boschetto di spine. Il protagonista insulta l’ebreo chiamandolo, tra l’altro, “cane sporco”. Più tardi, un giudice metterà in dubbio che uno della “sua razza” possa mai consegnare volontariamente del denaro. Nella storia, l’ebreo risulterà essere un ladro e verrà impiccato. Anche ne “Il buon affare” un uomo ebreo viene ritratto come un truffatore da quattro soldi. Durante il Terzo Reich, i nazisti adottarono le fiabe dei Grimm per scopi propagandistici. Sostenevano, ad esempio, che Cappuccetto Rosso simboleggiasse il popolo tedesco che soffriva per mano del lupo ebreo e che la purezza ariana di Cenerentola la distinguesse dalle sorellastre bastarde.

***

Grimm

3. Sesso prematrimoniale

Nella versione originale di “Raperonzolo”, pubblicata nel 1812, un principe mette incinta la protagonista dopo aver trascorso insieme molti giorni di “gioia e piacere”. “Hans Dumm”, invece, parla di un uomo che feconda una principessa semplicemente desiderandolo, mentre ne “Il re ranocchio” una principessa passa la notte con il suo spasimante dopo che questi si è trasformato in un affascinante scapolo. I Grimm eliminarono le scene di sesso dalle versioni successive di “Raperonzolo” e “Il re ranocchio”, ed eliminarono completamente “Hans Dumm”. Ma le allusioni sessuali nascoste nelle “Fiabe dei Grimm” sono rimaste, almeno secondo gli psicoanalisti – tra cui Sigmund Freud ed Erich Fromm – che hanno esaminato il libro nel XX secolo.

***

4. Abusi sui bambini

Ancora più scioccante è il fatto che gran parte della violenza nelle “Fiabe dei Grimm” sia rivolta ai bambini. Biancaneve ha solo 7 anni quando il cacciatore la porta nella foresta con l’ordine, da parte della matrigna – di riportare il fegato e i polmoni. Ne “L’albero dei ginepri” (o il ginepro) una donna decapita il figliastro mentre si china per prendere una mela. Poi ne fa a pezzi il corpo, lo cuoce in uno stufato e lo serve al marito, che lo apprezza a tal punto da chiedere il bis. Alla fine Biancaneve ha la meglio, così come il bambino de “L’albero dei ginepri”, che viene riportato in vita. Ma non tutti i bambini dei Grimm sono così fortunati. La protagonista di “Frau Trude” trasforma una bambina disobbediente in un blocco di legno e la getta nel fuoco. E ne “The Stubborn Child” un bambino muore dopo che Dio lo ha fatto ammalare.

***
Illustrazione Arthur Rackham

5. Madri cattive

Le matrigne malvagie sono frequenti nelle fiabe, ma i Grimm originariamente includevano anche alcune madri biologiche malefiche. Nella versione del 1812 di “Hansel e Gretel”, una moglie convince il marito ad abbandonare i figli nel bosco perché non ha abbastanza cibo per sfamarli. Anche Biancaneve ha una madre perfida, che prima desidera e poi si infuria per la bellezza della figlia. I Grimm trasformarono entrambi i personaggi in matrigne nelle edizioni successive, e da allora le madri sono rimaste essenzialmente fuori dai giochi nella riproposizione di queste storie.

***

6. Incesto

In “All-Kinds-of-Fur” un re promette alla moglie morente che si risposerà solo se la sua nuova sposa sarà bella come lei. Sfortunatamente, non esiste una donna simile in tutto il mondo, tranne sua figlia, che, fortunatamente, dopo varie vicissitudini, finisce per sfuggire alle sue grinfie scomparendo nella natura selvaggia. Nella consultazione delle fonti, si apprende che i Grimm hanno trascritto anche versioni di un’altra storia, “La ragazza senza mani”, con un padre incestuoso. Ciononostante, in tutte le edizioni dei loro libri, hanno trasformato questo padre in un diavolo.