Jeffrey Dhamer

Jeffrey Dahmer il cannibale di Milwaukee

È ricordato come uno dei serial killer più spietati della storia americana, perché l’efferatezza dei suoi crimini lascia atterriti. Jeffrey Dahmer è la prova che le radici del male quando attecchiscono sono difficili da estirpare. Tuttavia ciò che colpisce di questo uomo è la profonda solitudine, infatti negli incartamenti dell’FBI emerge il profilo di una persona che nessuno conosce davvero. Persino i suoi genitori sono all’oscuro di alcuni lati del suo carattere e, addirittura, di periodi interi della sua vita. Questa storia inizia come tante altre in Minnesota dove Jeffrey nasce il 21 maggio del 1960 a Milwaukee.

L’infanzia e il fascino della morte su Jeffrey Dahmer

La madre è una donna bisognosa di costanti attenzioni, soffre di ansia e tenta di suicidarsi con un’overdose di tranquillanti. Con lei in queste condizioni e il padre spesso assente per motivi di studio, non ci sono molte persone che si preoccupano del piccolo Dahmer. Che fin da giovane, è affascinato da tutte le cose legate alla morte e inizia persino a raccogliere le carcasse di animali morti. Ma non si limita ad accumulare, perché le smembra e ne conserva parti in barattoli allineati nel capanno degli attrezzi di famiglia. Questo accade nel periodo scolastico quando si rende conto di essere gay e scopre la sessualità insieme all’alcool di cui diventa dipendente. Le fantasie sessuali di Jeffrey Dahmer però sono malate e sprofondano in un abisso di malvagità pronta ad esplodere. Dahmer inizia a fantasticare sullo stupro, lo eccita l’idea di dominare e controllare completamente un’altra persona.

Un incessante desiderio di uccidere

E man mano che diventava meno in grado di controllare i suoi desideri, le fantasie diventavano realtà. Infatti i suoi omicidi iniziano nel 1978, tre settimane dopo il diploma, quando è ormai legalmente adulto e libero di fare quello che vuole. Dà un passaggio al diciannovenne Steven Hicks, lo porta a casa con la scusa di bere qualcosa. Quando il ragazzo manifesta il suo desiderio di andarsene, lo colpisce con un manubrio di cinque chili, poi lo strangola. Questo non placa la sua libidine perché compie un atto sessuale davanti al corpo e, il giorno successivo, lo smembra. Mentre questo orrore passa inosservato Jeffrey frequenta l’università per lasciarla dopo 6 mesi e alla fine approda a casa della nonna in Wisconsin. Tuttavia neanche l’amore lo cambia perché inizia a frequentare bar gay e bagni pubblici dove ha frequenti incontri sessuali di natura violenta.

Jeffrey Dhamer

Spirale di abusi mortali

Le prede adesso non sono più persone reali, esseri umani con delle emozioni, diventano puri oggetti di desiderio. Nel 1987 quando tutto sembra scorrere tranquillamente ecco la seconda vittima, Steven Tuomi, l’assassino non ricorderà nemmeno di averlo ucciso. Con questo omicidio scatta qualcosa nella testa di Jeffrey che diventa il serial killer ricordato come il mostro di Milwaukee. Il 26 settembre 1988 riceve per molestie sessuali 5 anni di libertà vigilata durante i quali continua a uccidere. Il suo è un micidiale rituale: stordisce le vittime con droghe o alcol, le uccide, fa sesso coi cadavere, li smembra e conserva i trofei. Succede poi qualcosa di inaspettato, delle vicine di casa scoprono una delle vittime ancora viva. Agli ufficiali chiamati in soccorso Dahmer racconta che lui e il ragazzo sono amanti e hanno solo litigato. Incredibilmente gli agenti gli credono e vanno via consegnando nelle mani dell’orco un’altra vittima.

Dall’arresto all’atroce finale

Il 22 luglio 1991 Dahmer porta a casa il trentaduenne Tracy Edwards che riesce a fuggire miracolosamente. Quella stessa sera il killer riceve la visita della polizia che perquisiscono quella che non è più una casa, ma un museo degli orrori. Composto di fotografie dei corpi e parti di cadaveri congelati e coservati nel frigo. Jeffrey ammette subito di aver ucciso sedici uomini in Wisconsin e uno in Ohio, è dichiarato sano di mente e condannato all’ergastolo. In carcere scopre la religione e quando sembra arrivata la pace per Jeffrey Dahmer due compagni di prigione si fanno giustizia da soli. Lo massacrano nelle docce della prigione il 28 novembre 1994, e si conclude così un’altra tragica pagina nera della storia americana. E ci lancia anche un monito e una riflessione che viene direttamente dalla madre di Dahmer:

Adesso sono tutti felici? Adesso è abbastanza per tutti”?

error: Content is protected !!