La Psiche umana spiegata nei dipinti

La Psiche umana spiegata nei dipinti

La psiche umana spiegata nell’arte

L’arte spesso rappresenta in immagini quello che va oltre le parole, scava nell’inconscio e crea la definizione di un incubo come ha fatto Füssli. Oppure indaga traumi oppressivi come il quadro di Munch “la madre morta“. La verità è che da quando l’uomo ha imparato a esprimersi mediante le immagini, l’arte e il mistero sono sempre andate di pari passo. D’altronde, l’arte è universale, e non c’è mai stata una società umana senza di essa. Ma in fondo, “Cos’è l’arte?”. Filosofi, storici e studiosi in genere, hanno cercato a lungo di rispondere a queste domande e – maggiormente in campo psicologico – oggi, applicando metodi di ricerca scientifica, si cerca di capirla. Soprattutto attraverso la sperimentazione e l’influenza che ha sull’uomo.

Ma la ragione per cui l’arte è così difficile da definire, è da ricercare sul fatto che gli artisti si sono sempre spinti oltre certi confini, provando ad esprimere, in arte concetti che nessuno avrebbe mai pensato di applicare prima come astrazione artistica. Che si tratti di tela, olio, acrilico, marmo, pezzi di metallo, o rottami metallici, oppure un mucchio di spazzatura, arte concettuale, una sedia al centro di una stanza, uno squarcio su un lenzuolo, è da ispezionarsi dietro all’arte come un concetto aperto, in continua espansione.

La psiche umana spiegata tra l’incubo di Füssli e i traumi di Munch

Potremmo dire, dunque, data la premessa che non è l’arte a cambiare, bensì la concezione delle persone: cioè la nostra valutazione delle opere d’arte nel corso dei secoli. Così fu il mondo di Füssli, e artisti pari che nell’estro artistico concepivano una passione per le componenti più irrazionali dell’animo umano. La rappresentazione artistica offre loro la possibilità di scandagliare le forze “occulte” del sogno, della sensualità e della magia; e ancora di oggettivare le pulsioni irrazionali, e di portarle alla luce del sole dando loro una forma visibile. Si esorcizza, dunque, la paura dell’ignoto e del pericolo, trasformati attraverso il godimento estetico.

Una delle più inesplorate regioni dell’arte, di conseguenza, sono i sogni e Füssli dipinge un’opera di straordinaria suggestione, L’incubo. Tenebra e luce lottano sulla tela in perenne contrasto, all’interno di un contenuto inquietante in cui la donna, da addirittura la sensazione che sia in realtà morta. Forse prosciugata nel riposo dal demone che le sta addosso e che ci fissa con le sue orbite vuote? L’opera materializza le zone di ombra inesplorate della mente umana in un insieme di arte e mistero che è un sogno ad occhi aperti. Gli “strumenti” che questi adopera, non sono comprensibili con la ragione poiché la sua “visione” conserva l’ambiguità di tutto ciò che è il corollario di significati di un mondo che trascende la coscienza.

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La Psiche umana spiegata nei dipinti
L’incubo” è un dipinto a olio su tela di Johann Heinrich Füssli, realizzato nel 1781 e conservato al Detroit Institute of Arts, negli Stati Uniti d’America.

Contrariamente, quando il malessere è concreto, può essere catturato e imprigionato in un dipinto come ha fatto Edvard Munch con La madre morta. Qui immortala la disperazione e la solitudine della sorella Sophie, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, mentre da le spalle al cadavere della mamma. Chi si è soffermato a guardare questo quadro ha poi detto di aver provato una forte sensazione di disagio.

Arte e mistero
Opere a confronto

La psiche umana spiegata nell’inquietudine di Beksiński e il bipolarismo di Csontváry Kosztka

Le angosce che ci attanagliano si traducono in immagini demoniache, questo lo comunicò il pittore Zdzisław Beksiński, ossessionato dall’aldilà. I suoi quadri raffigurano scheletri, spettri o mostri, e c’è chi sostiene che siano ispirati direttamente “da visioni dell’inferno”. Addirittura – si racconta – che queste creazioni “maledette”, farebbero impazzire chiunque le guardi, portando “indicibili sventure”. Ne è un esempio la vita di Beksiński: nel 1998 muore la moglie e, l’anno successivo, il figlio. Infine, la sua stessa vita avrà un brutale epilogo: nel 2005, il figlio diciannovenne della sua badante, lo pugnalerà a morte. Altro esempio di bipolarismo artistico è Tivadar Csontváry Kosztka, che si raffigurerà in un ritratto doppio, il Vecchio pescatore (1902). Se visto allo specchio, ciò che appare è un volto malvagio, forse associato al diavolo, che si trova non su una barca ma sopra una bara nera.

Ancora oggi molte opere celano arcani segreti e reconditi significati che solo la mente umana può districare. O più semplicemente come ricorda il pittore Ingres:

“I capolavori non sono fatti per sbalordire! Sono fatti per persuadere, per convincere, per entrare in noi attraverso i pori”!
Jean-Auguste-Dominiquie Ingres

Arte e mistero


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