La storia del Titanic mai raccontata così!

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Il naufragio del Titanic: Errore umano o punizione Divina? La storia del Titanic mai raccontata così.

“Stava sprofondando lentamente e la notte era buia e senza luna… Quella nave era semplicemente meravigliosa, con tutte le luci ancora accese. Ma affondava silenziosamente e le luci finivano sott’acqua man mano che andava giù… Era una visione stupenda e allo stesso tempo terribile, perché vedevamo la nave affondare inesorabilmente.”


Questa era la scena che si presentava agli occhi di un’anziana superstite – e di chi come lei aveva trovato rifugio sulle scialuppe di salvataggio – del naufragio più celebre della storia. Il grandioso Titanic, il transatlantico più grande e lussuoso dell’epoca, orgoglio della marina mercantile britannica, stava affondando nelle acque dell’Atlantico dopo essersi scontrato contro un iceberg nel quarto giorno di navigazione del suo viaggio inaugurale.

La storia del Titanic mai raccontata così: era il 14 aprile 1912.

Ma ad affondare non era soltanto la nave in sé, ma anche tutto quel mondo – dorato e non – che essa rappresentava: uno dei simboli della Belle Epoque stava impietosamente scomparendo assieme al sogno di grandezza e di onnipotenza che aveva animato coloro che l’avevano reso realtà. Spesso, però, la grandezza e l’onnipotenza vanno di pari passo con l’arroganza; e già all’epoca questa tragedia è vista in chiave simbolica: con l’affondamento del Titanic, l’uomo è punito per aver osato sfidare le leggi a lui imposte da Dio e dalla Natura.

“La più grande metafora del mondo urta contro un iceberg”;Il Titanic, simbolo dell’alterigia umana, affonda nel Nord Atlantico”; “1,500 morti in una tragedia simbolica” titolavano i quotidiani di tutto il mondo già due giorni dopo la sciagura.

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Fonte immagine “la difesa del popolo

Ma perché il viaggio inaugurale della “nave dei sogni” si trasformò in un incubo? Quali furono le cause della fine di uno dei primi miti dell’era moderna? E soprattutto, il Titanic poteva davvero fregiarsi dell’appellativo di “inaffondabile”? Alla luce di quanto accadde, la risposta più ovvia è no; e ripercorrendo le fasi salienti di questa vicenda insieme gloriosa e tragica, si potrebbe arrivare ad affermare che, dopotutto, il Titanic era un gigante dai piedi d’argilla…

Errore umano o punizione Divina: dalla White Star alla Cunard

Tutto ebbe inizio nel 1907 durante una riunione tra i dirigenti dei cantieri navali Harland & Wolff di Belfast e J. Bruce Ismay, dirigente della compagnia di navigazione inglese White Star Line. Lord Pirrie, presidente dell’Harland & Wolff, propose la costruzione di tre enormi e lussuose navi gemelle da impiegare sulle rotte del Nord America, in concorrenza con la Cunard, la compagnia navale rivale, le cui navi gemelle Lusitania e Mauretania già percorrevano con successo le rotte transoceaniche. Erano navi non solo molto veloci per l’epoca, ma anche lussuose, i cui ambienti di prima classe potevano competere con quelli dei migliori alberghi d’Europa.

Caratteristica delle navi di lusso della White Star Line era il rimando costante al mondo della Mitologia e il fatto che i nomi delle navi terminassero con la desinenza “ic”; non potevano fare eccezione le tre navi gemelle, prossime alla costruzione, che si sarebbero chiamate Olympic, Titanic e Britannic. Il significato simbolico di questi nomi non sarebbe potuto essere più allusivo. Nella mitologia greca i Titani sono i dodici giganti figli di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terra) che, puniti da Zeus per aver osato muovere guerra agli dei e all’Olimpo, vennero scaraventati per l’eternità nelle viscere della Terra. Non è un caso, infatti, che il nome scelto inizialmente per il Britannic fosse proprio Gigantic, e le tre navi gemelle sarebbero state assurte a simbolo d’imponenza e di sfida al cielo proprio come i loro antenati greci.

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La storia del Titanic mai raccontata così: 31 Maggio 1911

Il Titanic è varato il 31 maggio del 1911, sette mesi dopo il varo dell’Olympic, al cospetto di un’enorme folla di spettatori esaltati e allo stesso tempo intimoriti dall’enorme mole del transatlantico:

270 metri di lunghezza, 29 di larghezza e 31 d’altezza!

Possiamo solo immaginare l’impressione di gigantismo che doveva trasmettere il transatlantico; impressione sintetizzata dall’orgogliosa frase pronunciata da un membro dell’equipaggio:

«Dio stesso non riuscirebbe ad affondare questa nave».

L’installazione dei macchinari e il completamento interno richiesero ulteriori dieci mesi di lavoro; il 3 febbraio 1912, infine, sono installate le eliche e applicata l’ultima mano di vernice.

Tutto costato complessivamente 7 milioni e mezzo di dollari.

Il Titanic ora è pronto per lasciare il porto di Southampton per il viaggio inaugurale, con destinazione New York, fissato a mezzogiorno del prossimo 10 aprile.

Volti impressi nell’oceano, la storia del Titanic mai raccontata così

Come avvenne per il varo, anche la partenza del Titanic è salutata da una folla enorme – composta da amici e parenti dei passeggeri oltre che da semplici spettatori – assiepata lungo la banchina del porto e nelle immediate vicinanze.

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La lussuosa scalinata

La disposizione dei passeggeri a bordo seguiva un ordine di divisione per tre classi; in un certo senso la nave rappresentava una sorta di microcosmo della società dell’epoca rigidamente divisa per classi sociali. I piani più alti erano ovviamente riservati alla prima classe: con i suoi saloni da ballo, i ristoranti, le sale da tea, per fumatori e ancora le sale di lettura; il caffè veranda e il caffè parigino; la piscina, la palestra e i bagni turchi, le due grandi scalinate a poppa e a prua e le lussuosissime suite, in nessun’altra nave al mondo si era raggiunto un tale sfarzo.

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Molly Brown

Il contrasto era evidente con gli ambienti della seconda e, soprattutto, della terza classe che pullulava di emigranti di tutte le nazionalità, specialmente irlandesi, che partivano per il Nuovo Mondo, pieni di speranza. Nel gruppo della prima classe, invece, si trovavano i membri più facoltosi della nobiltà e della borghesia come l’americano Benjamin Guggenheim e l’”inaffondabile” Molly Brown che, come si vedrà, mostrò coraggio e altruismo subito dopo l’affondamento.

Sir Cosmo e Lucille Lady Duff Gordon, la Contessa di Rothes, lo stesso Bruce Ismay e John Jacob Astor, l’uomo più ricco a bordo che, con la giovane moglie Madeleine, tornava in America dopo una luna di miele trascorsa in Europa. Lo stesso capitano E. J. Smith, prossimo alla pensione, era un nome illustre nel mondo della marina e il Titanic avrebbe coronato la sua lunga carriera.

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capitano E. J. Smith

Il naufragio del Titanic: La nave dei sogni

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cafè parisien all’interno del titanic

Dopo aver lasciato Southampton, lo stesso 10 aprile il Titanic fece rotta verso Cherbourg (in Francia) a terminare l’imbarco dei passeggeri; durante l’uscita dal porto il transatlantico, per eccesso di velocità, rischiò la collisione con il New York, una nave di dimensioni inferiori. Agli occhi di molti cominciavano a palesarsi le difficoltà che poteva comportare il manovrare una nave di simili dimensioni. L’11 aprile, dopo un’ulteriore sosta nel porto irlandese di Queenstown, il Titanic salutò l’Europa e mise la prua verso il mare aperto, che sarebbe stato di lì a qualche giorno la sua tomba.

Il transatlantico avrebbe seguito una rotta lungo il nord dell’oceano Atlantico, sfiorando le acque a sud della Groenlandia. Questa zona diveniva pericolosa soprattutto in una condizione: quando la temperatura si alzava più del normale ed enormi banchi di ghiaccio si staccavano dal continente e prendevano la via del sud. Gli iceberg sono delle vere e proprie montagne di ghiaccio, da sempre nemiche dei naviganti; tuttavia sono anche relativamente facili da avvistare, per due motivi principali: il primo è quello del loro particolarissimo odore; il secondo, per la loro capacità di riflettere la luce. Il vento, che quasi sempre spira in mare aperto, riflette facilmente la luce delle stelle e della luna.

La Tragedia

Il giorno della tragedia, tuttavia, un’incredibile concatenazione di eventi impedì di avvistare in tempo l’iceberg assassino. Quel 14 aprile, infatti, vide una notte incredibilmente limpida di luna nuova; il cielo stellato doveva essere magnifico, ma allo stesso tempo la luce lunare sarebbe stata di grande aiuto nell’avvistamento degli iceberg.

Il mare era piatto come una tavola; se fosse stato anche leggermente mosso, infatti, il frangersi delle onde contro le pareti degli iceberg, li avrebbe resi più facili da avvistare. Per finire, quell’anno fu caratterizzato da una primavera alquanto precoce che fece registrare temperature più alte della norma che, di conseguenza, portarono a una proliferazione considerevole d’iceberg.

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Fonte Immagine YOUTUBE

La storia del Titanic mai raccontata così. Il Titanic e l’iceberg

Il Titanic procedeva a una velocità di 22 nodi in quella tranquilla notte senza luna del 14 aprile. Eppure, fin dalle 9 del mattino di quella domenica, c’erano stati almeno sei avvistamenti di ghiacci segnalati da altre navi che stavano viaggiando su quella stessa rotta per l’America del Nord. Durante il processo che seguì al disastro, si formulò l’ipotesi che Bruce Ismay avesse fatto pressioni al comandante Smith affinché si viaggiasse alla massima velocità: il dirigente delle White Star era, infatti, convinto che l’arrivo a New York con un giorno di anticipo avrebbe sbalordito i media di tutto il mondo, sbaragliando così la concorrenza della compagnia navale Cunard.

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Fonte news.fidelityhouse.eu/

Tornando al pomeriggio del 14 aprile, un operatore del Titanic consegnò al capitano Smith un avviso del Baltic che segnalava grandi quantità di banchi di ghiaccio; il capitano l’aveva passato a Ismay che se lo mise in tasca senza commenti. Anche un’altra nave, il Californian, mandò al Titanic due messaggi telegrafici nei quali si parlava di tre grandi iceberg; incredibilmente, Jack Phillips, il marconista del Titanic, aveva risposto seccamente a quei messaggi di allerta pregando il suo collega di non disturbare il suo segnale: Phillips stava, infatti, ricevendo da Terranova messaggi personali per i passeggeri di prima classe. A quanto pare, questi messaggi venivano considerati più importanti di quelli di allerta per il pericolo iceberg.

Latitudine 42°

Alle 21.40 il Mesaba riferì di un gran numero di grossi iceberg a latitudine 42°N a 41°25’N, longitudine da 49°W a 50°30’W; se gli ufficiali del Titanic ricevettero il messaggio – questione ancora discussa – essi avrebbero dovuto rendersi conto che il pericolo si trovava proprio davanti a loro. Le vedette, che non avevano binocoli, erano state precedentemente avvertite della possibilità di incontrare del ghiaccio in qualsiasi momento dopo le 21.30, ma nessun iceberg era stato avvistato fino allora. Intanto, il Titanic non rallentò né virò verso sud per evitare la zona pericolosa nella quale stava entrando: ormai mancavano poco meno di due ore all’impatto fatale.

«Iceberg dritto di prua!».

Alle 23.40 le vedette lanciarono l’allarme accompagnato da tre rintocchi di campana: «Iceberg dritto di prua!». Il primo ufficiale William Murdoch ordinò alla sala macchine di invertire la marcia e al timoniere di virare a sinistra: con questa virata rapida cercò di evitare l’iceberg che si avvicinava sempre più. Ma la velocità era troppo alta per una nave di quella stazza, e proprio quando sembrava che l’ostacolo fosse stato schivato, il fianco destro dello scafo cozzò e strisciò per una decina di metri contro l’iceberg.

Si è sempre pensato che l’urto aprì uno squarcio lungo la fiancata della nave; in realtà, la pressione esercitata sullo scafo fece accartocciare le lamiere e saltare i bulloni che le tenevano unite: è come se fossero saltate le loro “cuciture”. In questo modo, una grande quantità d’acqua penetrò zampillando nella nave attraverso i cinque compartimenti danneggiati dall’iceberg.

Nonostante tutto, la collisione fu avvertita da pochi passeggeri; solo l’equipaggio si rese subito conto del pericolo. Il capitano Smith e il progettista della nave, l’ingegnere navale Thomas Andrews, scesero nella stiva e, dopo una ricognizione, scoprirono che cinque compartimenti erano inondati. Andrews calcolò che “l’inaffondabile” Titanic sarebbe “colato a picco” entro un’ora e mezza, forse due. Era l’inizio della fine.

Via alle scialuppe

Alle 00.25 il comandante Smith diede l’ordine di preparare le scialuppe e di far salire per primi le donne e i bambini; man mano che la sconvolgente notizia veniva comunicata ai passeggeri dal personale di bordo, il panico aumentava proporzionatamente alla crescente inclinazione a prua della nave che continuava ad imbarcare acqua. La situazione stava precipitando nel caos anche perché i passeggeri non avevano ricevuto alcuna istruzione al riguardo e arrivare alle scialuppe non era così semplice; così, per cercare di ripristinare la calma, l’orchestra della prima classe cominciò a suonare motivetti allegri dapprima nel grande salone e poi sul ponte a poppa. Tutti gli orchestrali, incluso il direttore Wallace Hartley, suonarono fino alla fine e morirono annegati.

I membri dell’orchestra

Alla questione delle scialuppe è legato uno degli aspetti più incredibili e tragici dell’affondamento del Titanic; cioè il fatto che non fossero sufficienti per tutte le persone a bordo. In realtà il Titanic, avendo 16 scialuppe e quattro zattere gonfiabili, era in regola con le norme navali dell’epoca, che anzi prevedevano per le navi superiori alle 10.000 tonnellate una dotazione di 16 scialuppe. Tuttavia, delle 2.200 persone a bordo del transatlantico, solo 1.178 sarebbero potute essere evacuate.

Quest’aspetto, legato al fatto che – in conseguenza del panico – molte scialuppe furono calate con pochissime persone a bordo, causò un numero di vittime maggiori di quello preventivato e su 2.200 tra passeggeri ed equipaggio, solo 706 riuscirono a salvarsi. Delle scialuppe che si allontanarono per timore di essere risucchiate dal gorgo della nave che affondava, solo una tornò indietro per accertarsi che ci fossero sopravvissuti.

Bruce Ismay: La storia del Titanic mai raccontata così

E’ proprio in queste situazioni tragiche ed estreme che l’animo umano dà il meglio (o il peggio) di sé. E in mezzo a tanti gesti di vigliaccheria (come quello di Bruce Ismay che furtivamente salì su una scialuppa abbandonando la “sua” nave) spiccò invece il comportamento della ricca Margareth Brown; la quale spronò gli occupanti della scialuppa n. 6 a combattere per sopravvivere.

Molly cercò di convincere gli altri della necessità di tornare indietro per caricare altri superstiti; ma il timoniere Robert Hitchens, riuscì ad imporsi sostenendo che la scialuppa non avrebbe potuto caricare una persona di più, pena l’affondamento.

Tuttavia, l’atteggiamento risoluto e altruista fece guadagnare alla donna il soprannome di “inaffondabile Molly Brown”! Ben diverso l’atteggiamento della lady inglese Lucille Lady Duff Gordon, proprietaria di una casa di moda. Seduta nella scialuppa n. 1, fu una delle pochissime privilegiate ad avere con sé il marito, Sir Cosmo Duff Gordon. Pur di stare comoda, insistette perché la scialuppa partisse con solo dodici persone né lei né suo marito, si mostrarono disposti ad aiutare nessuno. Quest’atteggiamento inqualificabile fu chiaro durante l’inchiesta successiva al disastro e la reputazione dei Duff Gordon ne uscì, come avvenne per Ismay, fortemente compromessa.

La storia del Titanic mai raccontata così: l’inesorabile abisso

Poco dopo le 2.00, quando sono calate in mare le ultime scialuppe, l’inclinazione del Titanic è aumentata considerevolmente; così come la velocità dell’affondamento: la prua era completamente sommersa mentre la poppa, fuoriuscita dall’acqua, si sollevava sempre più. Non è difficile immaginare le centinaia di persone che, rimaste a bordo, si accalcavano verso poppa nel tentativo di sfuggire all’acqua che avanzava.

La storia del Titanic mai raccontata così
Fonte immagine flickr

Alle 2.20 si spensero le luci e lo scafo, non reggendo più il peso dell’acqua, si spezzò in due fra il terzo e il quarto fumaiolo. La poppa ricadde in acqua con uno schianto fragoroso; poi, trascinata dal troncone di prua che si era già inabissato, assunse una posizione verticale per circa un minuto. Dopodiché, anche il troncone di poppa affondò rapidamente, portando con sé giù nell’oceano gli ultimi sfortunati rimasti a bordo. Verso le 2.30 del 15 aprile 1912 il Titanic, diviso in due tronconi, giaceva in silenzio sul fondo dell’Atlantico. Delle 1.500 persone morte in questa tragedia, la maggior parte apparteneva alla terza classe.

In seguito, le 700 persone sulle scialuppe non poterono fare altro che aspettare pazientemente i soccorsi. Alle 8.50 il Carpathia giunse sul luogo del disastro e, dopo aver preso a bordo tutti i sopravvissuti, ripartì alla volta di New York. Una settimana più tardi, in quell’area, venivano recuperati 306 cadaveri dalla nave MacKay-Bennet.

Una rara foto dei sopravvisuti sulla Carpathia

La notizia del disastro si diffuse con una rapidità impressionante; lasciando perplesso il mondo intero. Nessuno poteva credere che il Titanic, l’ultimo gioiello tecnologico dell’ingegneria navale, fosse miseramente affondato durante il suo viaggio inaugurale.

Il disastro

Molte domande furono in seguito sollevate dall’opinione pubblica. Prima fra tutte la navigazione condotta con negligenza.

Il capitano Smith e Bruce Ismay avevano permesso che il Titanic viaggiasse a una velocità così elevata in una zona ad alto rischio iceberg? L’”inaffondabile” Titanic, era una nave sicura? vista la facilità con cui era affondata e visto il fatto che non trasportava scialuppe di salvataggio sufficienti neppure per un terzo del suo carico completo?

Ai passeggeri di terza classe venne in un certo qual modo impedito di raggiungere le scialuppe? Forse la questione più controversa riguardava la nave Californian; questa si trovava, immobile a causa del pericolo ghiaccio, a una distanza relativamente breve da dove il Titanic stava andando a fondo.

Il capitano Stanley Lord del Californian, ignorò davvero la richiesta d’aiuto ricevuta dal Titanic, una volta che il transatlantico cominciò a lanciare i razzi di segnalazione nella speranza di attirare l’attenzione di altre navi vicine? Oppure una terza nave, mai identificata, si trovava tra il Californian e il Titanic ma ignorò la richiesta di soccorso inviata da quest’ultima? Questo è solo uno dei tanti misteri che avvolgono questo incredibile fatto di cronaca.

La storia del Titanic mai raccontata così. Le indagini

Chi si aspettava che l’inchiesta inglese desse una risposta a queste domande rimase deluso. L’indagine non fu un tentativo per andare a fondo della storia, ma piuttosto un modo per ricucirla ed eliminare così le questioni più spinose. L’inchiesta fu gestita dai diretti interessati che, data la posta in gioco, avevano molto da perdere da un’indagine completa.

Venne, infatti, condotta dal British Board of Trade (BOT), la massima autorità responsabile delle leggi sorpassate sulla sicurezza in mare. Il BOT non avrebbe certamente voluto accusare se stesso né tantomeno la White Star Line, la più importante compagnia di navigazione inglese.

La sua negligenza avrebbe, infatti, aperto la strada a richieste di danno per milioni di dollari e a processi lunghi anni. Questo, con un possibile fallimento della White Star e la conseguente perdita del proficuo traffico marittimo inglese a vantaggio di compagnia francesi o tedesche.

Come spesso succede, la salvaguardia di pochi non ha consentito il riscatto, quantomeno morale, di molti. E il senso di omertà risulta ancora più insopportabile quando i “molti”, come in questo caso, sono vittime innocenti.

Le verità: la storia del Titanic mai raccontata così

Nel 1985, a 73 anni di distanza, un’altra e sorprendente verità è venuta a galla riguardo l’affondamento del mitico Titanic. Con uno speciale batiscafo, Robert Ballard della Woods Hole Oceanographic Institution, ritrovò il relitto; a quasi 4000 metri di profondità al largo delle coste di Terranova.

In questa e nelle successive spedizioni dell’87 e del ’91, sono state recuperate alcune lastre in acciaio dello scafo. Ed è emersa un’amara verità: l’acciaio utilizzato, contenente troppe impurità di zolfo; si è rivelato “fragile” e non ha superato i test di laboratorio sulla resistenza agli urti.

Le acque gelide dell’Atlantico avrebbero accentuato questa debolezza strutturale. Come se non bastasse, anche i bulloni che tenevano unite le lamiere sono risultati di qualità scadente. L’uso di bulloni non idonei fu dovuto ad una tragica leggerezza da parte del cantiere che costruì il Titanic?

Probabilmente si trattò di un errore dovuto all’enorme quantità di lavoro nei cantieri dell’Harland & Wolff dove, dal 1908 al 1914, si costruirono le tre navi gemelle più grandi del mondo. Nel frenetico tentativo di rispettare i tempi di consegna di questi titani del mare, può darsi che le forniture di materiale siano state accelerate; e i controlli furono effettuati meno scrupolosamente del solito. Soprattutto nei materiali ritenuti meno essenziali come, appunto, i bulloni usati per saldare le pareti dello scafo.

La storia del Titanic mai raccontata così, la leggenda e i misteri

Al di là delle scoperte tecniche, attorno al naufragio del Titanic è sorta una leggenda circa una maledizione che ne avrebbe causato la tragica fine.

Alcuni punti sono particolarmente interessanti, come ad esempio il fatto che il numero dello scafo fosse 390904.

Scrivendo a mano un quattro aperto e i nove senza la stanghetta e ribaltando la scritta si ottiene l’espressione “No Pope” e cioè “niente Papa”. Un segno di malaugurio, sicuramente, per gli operai del cantiere di Belfast, in maggioranza cattolici.

Quali che siano le domande, le risposte e i misteri che ruotano intorno a questa vicenda, rimane il doloroso dato di fatto.

Ormai da un secolo il Titanic giace, in pace quasi come un grande sepolcro, nelle profondità dell’oceano.

Il buio e il silenzio eterni, custodiscono gelosamente il simbolo di una delle più grandi sconfitte tecnologiche dell’uomo.

Relitto del Titanic, fonte YOUTUBE

La storia del Titanic mai raccontata così, di Danilo Borri.