15 milioni di famiglie dicono “sì” al menù di pesce

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15 milioni di famiglie non rinunciano al menù di pesce
NONOSTANTE LE RESTRIZIONI DOVUTE ALLE MISURE ANTI-COVID, MOLTE FAMIGLIE DEL BEL PAESE NON RINUNCIANO AL MENU' DI PESCE SCEGLIENDO COMUNQUE I PIATTI "POVERI" DELLA TRADIZIONE

Natale: 15 milioni di famiglie non faranno a meno del menù di pesce e, per quanto tutto sembri positivo, il 25% della spesa è in calo. A rilevarlo è PescAgri-Cia.

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A Natale, il menù di pesce, non può mancare assolutamente sulle tavole degli italiani; tradizione culinaria che da anni è rimasta invariata. Non a caso, secondo un sondaggio, emerge che i connazionali sono decisi a non rinunciarvi!

La pandemia e le restrizioni, non hanno dunque tolto agli italiani le proprie abitudini, nemmeno a Natale. Soprattutto per la vigilia e, il 31 dicembre, il Bel Paese è fermo al folclore.

Secondo PescAgri-Cia, c’è stato un calo del fatturato del 40%. Un segno negativo nell’eccedenza del prodotto; riscontrato maggiormente a seguito delle restrizioni anti Covid-19 che hanno coinvolto ristoranti, catering e hotel.

L’impatto, su queste attività è stato molto negativo. I decreti, infatti, hanno fortemente condizionato non solo i cenoni, ma considerevolmente le diverse attività e l’economia in genere.

In conclusione, per quanto ovvio, tutti dovranno ridimensionarsi, e ciò si ripercuoterà comunque su tutta la spesa.

Si conta che, mediamente nel carrello degli italiani, ci saranno circa 3 kg di pesce che, rispetto al 2019 – dove, appunto il peso si aggirava tra i 6 e i 7 kg – è sensibilmente sceso.

15 milioni di famiglie dicono “sì” al menù di pesce della tradizione

Nonostante tutto, quest’alimento, sarà presente sulle tavole di 2 italiani su 3; con una spesa media che si aggira intorno alle €75; tuttavia, confrontando il dato con il 2019 la spesa si abbassa a meno €15.

Purtroppo si conta di una perdita di 300 milioni. Nella fattispecie stiamo parlando del 25% in meno, almeno secondo le stime di PescaAgri (l’associazione pescatori italiani di Cia).

È stato stimato che circa 15 milioni di Italiani, comunque metteranno in tavola le ricette tradizionali; quelle considerate “povere” per convenzione.

A far da padroni, i piatti della cucina tipica; stiamo parlando di orate, tonno, alici, baccalà, sgombri e spigole.

Insomma, ricette buone ma poco elaborate, che purtroppo penalizzano il pescato più raffinato.

Al momento PescAgri-cia non fa precisazioni sul cenone di capodanno. Anche se (ristorazione esclusa) le restrizioni influenzeranno notevolmente anche quest’ultima data.

In conclusione, è opportuno rilevare che circa 6 milioni gli italiani, abituati a mangiare fuori la sera del 31, dovranno accontentarsi di stare a casa; e tal proposito, un ultimo dato riguarda l’asporto.

Con il nuovo decreto si prevede che il 15% dei consumatori, opterà per un take away – un trend che si aggira intorno ai 5 miliardi – una magra consolazione per l’economia, se consideriamo che, a seguito delle restrizioni Horeca questo settore agroalimentare ha subito un declino circa 40 miliardi.