Christo artista e sognatore dell’impossibile

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Christo artista

Ha nascosto monumenti storici con cavi e stoffe per dare una percezione visiva diversa dei luoghi, ed ha vissuto la sua vita appieno. Uno dei maggiori rappresentanti della Land Art è senza dubbio Christo artista realizzatore di opere su grande scala. Non si è posto alcun limite, montagne, musei, ponti e isole lussureggianti sono solo alcune delle sue creazioni sorprendenti e indimenticabili. Un’arte che è poesia mista alla fantasia di un uomo piccolo ma che, con i suoi mirabolanti pensieri da gigante, ha reaso vere idee folli. Al suo fianco la moglie e collaboratrice Jeanne-Claude sempre pronta a trasformare queste ispirazioni in realtà. Lei è l’unica donna che vede, nel profondo del suo cuore, nel sole e nell’ombra, dappertutto, perfino nei sogni.

Due destini che si uniscono: Christo artista dell’utopia

Nasce nel 1935 a Gobrovo, città della Bulgaria e studia all’Accademia di Belle Arti di Sofia dal 1952 al 1956. A ventidue anni si trasferisce a Praga, tuttavia sono anni difficili per i Paesi del blocco sovietico ed è costretto a fuggire dal comunismo. Lo possiamo immaginare nascosto in un camion diretto in Austria, comincia così la storia di Christo artista. Passa da Vienna a Ginevra e poi a Parigi dove si guadagna da vivere dipingendo ritratti. Nel 1958 il magico incontro con Jeanne-Claude, che gli chiede di ritrarre sua madre, Précilda de Guillebon. Tra i due il fuoco si accende e divampa, intraprendono una relazione segreta perché tutti e due già impegnati. Il destino però ha piani precisi, quando la donna si sposa, durante la luna di miele, scopre di avere in grembo una bimba. Lascia il marito e ricomincia una nuova vita con Christo.

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Un sodalizio nel segno della libertà

Nel 1960 viene alla luce la loro figlia Cyril, l’artista è già da tempo alle prese con la sperimentazione di nuove tecniche: l’impacchettamento. Sempre all’opera ad avvolgere con la tela barattoli di pittura, per decorarli con colla, sabbia e vernice. Sembra voler nascondere le sue idee per evidenziarle allo stesso tempo, è la fantasia dello spettatore ad avere il compito di immaginare. Ed è esattamente questa tecnica che rende celebri le opere di Christo e Jeanne-Claude accomunati da un unico sogno. Nel 1961 i due artisti realizzano la prima opera del loro progetto comune: per protestare contro l’erezione del Muro di Berlino. Innalzano una parete di barili d’olio per bloccare rue Visconti, nei pressi della Senna ed impedire ai parigini di transitare da una parte all’altra. L’opera si chiama Rideau de Fer. Temporanea come un sogno ad occhi aperti che svanisce in un battito di ciglia.

Un ponte verso l’infinito

Non hanno mai chiesto sovvenzioni o sponsorizzazioni per i loro lavori, per non subire influenze dei committenti. Si autofinanziano vendendo i disegni dei loro lavori, i progetti o i modellini e questo fa la differenza. Nella loro carriera, hanno imballato monumenti storici come la statua di Leonardo da Vinci in piazza della Scala a Milano (1970). Il Pont Neuf di Parigi (1985) e addirittura nel 1983 undici isole della baia di Biscayne a Miami per l’opera Isole impacchettate. Purtroppo nel 2009 Jeanne-Claude muore improvvisamente, per le complicazioni di un aneurisma cerebrale ma Christo continua a lavorare ai progetti su cui hanno fantasticato insieme. L’ultimo di questi è The Floating Piers, un sistema di pontili galleggianti che unisce alla terraferma l’isola di San Paolo nel Lago D’Iseo, in Lombardia. I visitatori possono passeggiare sui pontili, avendo l’impressione di camminare sulle acque del lago.

Nuovamente insieme

Ora l’uomo che imballava il mondo non c’è più, è morto il 31 maggio 2020, è dalla passerella dorata e volato via verso la leggenda. Sembra ancora di sentirlo parlare della sua avversione per i computer, ma soprattutto del suo immenso amore per il quale ha speso una vita intera:

Solo per te, Jeanne-Claude”!