Ciao Guerriero! Il ricordo di Ezio Bosso

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Ciao Guerriero

Ciao Guerriero!

«Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità».

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Ezio Bosso.

 

Ciao Guerriero! pianista instancabile che con la tua arte hai saputo omaggiare milioni di persone. Persone che come te, nella musica, toccavano le corde dell’armonia esistenziale. Guerriero tra i guerrieri che avevi fatto della tua arte innata, la vera terapia contro gli alti e bassi della vita.


Pescara, 15 maggio 2020. Accade sta notte, nella sua casa di Bologna. Con lui Annamaria, la sua compagna.

Il musicista icona del coraggio e incarnazione dello spirito divampante di una musica fuori dai cliché, ci lascia a soli 48 anni dopo aver combattuto la sua battaglia più grande.

Il suo carisma, la sua voglia di gioire comunque dell’esistenza e delle meraviglie concernenti, lo portava a far commuovere la gente. Persone ammaliate dalla sua performance, sempre e comunque, impeccabile.

Da anni combatteva con una malattia degenerativa, ma ad aggravare il quadro clinico, un cancro. Come se il suo dolore, la sua pena, non fosse già abbastanza.

Ciao Guerriero: il ricordo di Ezio Bosso

Compositore, direttore d’orchestra, contrabbassista unico nel suo genere, era riuscito a far innamorare il pubblico della sua arte. Ammiratori che con costanza lo seguivano ad ogni passo.

Torinese di nascita, classe 1971, Ezio Bosso ha sempre dimostrato grande coraggio; questo fin dai primi approcci con la musica. A soli 16 anni, lasciò la sua casa per recarsi in Francia e realizzare il suo sogno. Talentuoso e caparbio, fu notato da Ludwig Streicher (contrabbassista) che lo indirizzò all’Accademia di Vienna.

Lì apprese l’arte dei suoni, la composizione, il contrabbasso e la direzione d’Orchestra. Con il suo strumento cordofono della famiglia degli archi, iniziò a suonare in importanti formazioni; ma l’apice arrivò con Chamber Orchestra of Europe – di Claudio Abbano.

A quest’ultimo si legò con un’intensa amicizia e, quando Abbano morì nel 2017, Bosso continuò a coltivare la sua ereditarietà artistica. L’Associazione Mozart 14 (Bologna) fu un monito per portare la musica nei luoghi dove il dolore era sempre presente, come gli ospedali, o i carceri.

Ma soprattutto, la malattia che aveva portato via l’amico musicista, per Ezio Bosso fu l’inizio di una musica concettualmente diversa: i suoni erano resistenza. L’amore e la passione, erano snodate sulla riflessione, la tenacia e la lotta. Lui stesso aveva dichiarato che “La musica era la vera terapia”.

Negli ultimi anni, la sua patologia, lo aveva costretto a lunghe soste. Le terapie erano via via più intense. Ma Ezio Bosso era un monolita, in tal senso. Un guerriero coraggioso che combatteva la malattia con la sua arte. Ogni giorno una nuova sfida. Ogni Giorno come l’araba fenice, una rinascita.