Glico Morinaga: il mostro dalle 21 facce

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Glico Morinaga: il mostro dalle 21 facce
Il mostro dalle 21 facce, un caso di estorsione avvenuto in Giappone durato ben 17 mesi e rimasto irrisolto

Glico Morinaga, Giappone, 1985.

“Yamamoto della polizia della prefettura di Shiga è morto. Che stupido! Non avevamo amici o nascondigli segreti a Shiga. Sono Yoshino o Shikata che sarebbero dovuti morire. Che cosa hanno fatto per ben un anno e cinque mesi? Non lasciate che i cattivi come noi la facciano franca. Ci sono ancora tanti altri pazzi che vogliono copiarci. Yamamoto senza carriera è morto in quanto uomo. Così abbiamo deciso di fargli le nostre condoglianze. Abbiamo deciso di rinunciare a torturare le aziende che producono cibo. Se qualcuno ricatta qualche azienda alimentare, non siamo noi ma qualcuno che ci sta copiando. Noi siamo i cattivi. Questo significa che abbiamo altro da fare oltre a tormentare le aziende. È divertente condurre una vita da cattivi. Mostro con 21 facce”.

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Ed è con questa dichiarazione finale, che il Metropolitan désignent case 114 fu chiuso definitivamente e il “mostro” scomparve, per non farsi più sentire.

Glico Morinaga: chi era il mostro dalle 21 facce?

Il Metropolitan désignent case – 114, passò alla storia come uno dei casi più ambigui e cruenti avvenuto in Giappone tra il 1984/85. Un caso che non fu mai risolto.

Riguarda le società giapponesi Ezaki-Glico, meglio conosciuta per le sue merendine Pocky e Morinaga.

Tutto inizia il 18 marzo 1984. Sono all’incirca le 21:00 quando, due uomini mascherati e armati di pistola, fanno irruzione nella casa di Yoshie, madre settantenne del CEO Katsuhisa Ezaki. La legano con un filo del telefono tagliato dalla stessa abitazione. La imbavagliano e rubano la chiave della casa dei figli. Case comunicanti, separate semplicemente da un muro fatto di mattoni.

Glico Morinaga
Glico Morinaga

I due, a questo punto, entrano facilmente in casa Ezaki. Si trovano di fronte la moglie dell’imprenditore, Mikieko (35 anni) e la figlia Mariko (7 anni). Le malcapitate sono legate e imbavagliate con lo stesso metodo. La donna, offre del denaro agli uomini, ma uno di loro l’ammonisce dicendo “Sta zitta. Il denaro è irrilevante“.

I due criminali si accorgono dopo aver tagliato le linee telefoniche che Katsuhisa Ezaki, sta facendo il bagno. In quel momento si trova con i figli Yukiko (4 anni) ed Etsuro (11 anni).

Fanno irruzione in bagno. Portano via Ezaki con la forza, senza vestiti esattamente così com’era, nudo. Un rapimento a scopo di estorsione. Il CEO è rinchiuso in un magazzino di Ibaraki (Osaka).

Poco dopo, chiedono un riscatto di 1 miliardo di yen e 100 chilogrammi di lingotti d’oro. Ma il riscatto non avviene perché Ezaki riesce incredibilmente a fuggire tre giorni dopo.

Glico Morinaga
Glico Morinaga

L’estorsione

“Ai fessi della polizia giapponese. Siete stupidi? Siete così tanti, che diavolo state facendo? Se siete dei veri professionisti, provate a prendermi. C’è troppo handicap quindi vi darò un indizio. Non ci sono compagni nei parenti di Ezaki, non ci sono colleghi nella polizia di Nishinomiya, non ci sono amici nel corpo di combattimento della Flood. L’auto che ho usato è grigia, il cibo è stato comprato a Daiei. Se volete una nuova informazione, implorate per averla sul giornale. Dopo avervi detto tutto questo, dovreste essere in grado di catturarmi. Se non lo fate, siete dei ladri di tasse. Devo rapire il direttore della polizia prefettizia?”

Con questa lettera, ricevuta l’8 aprile 1984, il rapitore “condanna” e schernisce la polizia per l’incapacità nel non riuscire a catturarlo.

Qualche settimana dopo, proprio quando la compagnia Glico-Morinaga pensa di essere sfuggita all’estorsione, i veicoli nel parcheggio della sua sede sono dati alle fiamme (data 10 Aprile). Poi, ancora qualche giorno dopo (16 Aprile) un contenitore con acido cloridrico e una lettera minatoria indirizzata a Glico sono rinvenuti a Ibaraki, dov’è situato il magazzino della compagnia.

Questo da inizio a una serie di lettere da parte di un individuo o, un gruppo di persone, che si fa chiamare “Il mostro dalle 21 facce”, dallo pseudonimo di un cattivo in una serie poliziesca giapponese, tratto dai romanzi di Edogawa Rampo e tradotto come ” L’uomo misterioso dalle 21 facce“; e poi “Il fantasma dalle 21 facce“.  

Il mostro, nella lettera, afferma di aver corretto le caramelle Glico con una soda al cianuro di potassio. Glico è costretta a ritirare i prodotti dagli scaffali, causando una perdita di 21 milioni di dollari e il licenziamento di 450 lavoratori part-time.

Glico Morinaga: un vicolo cieco 

Di seguito, si verificano diversi episodi ambigui, come ad esempio il caso di un uomo, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza di un negozio, sorpreso a mettere del cioccolato Glico su uno scaffale. L’uomo non è identificato poiché il volto è coperto parzialmente da un berretto da baseball. Il fermo immagine dell’individuo è reso pubblico solo molto tempo dopo.

Nel frattempo la polizia continua a ricevere lettere dal “mostro”, tramite i media. Questi, non perdeva occasione per deridere le forze dell’ordine e la loro inefficienza. Un estratto da una di queste lettere risulta scritta con un dialetto di Osaka:

“Cari stupidi agenti di polizia. Non dite bugie. Tutti i crimini iniziano con una falsità, come diciamo in Giappone. Non lo sapete”.

Alla fine, il Mostro smise di contattare Glico e, il 26 giugno, scrisse una lettera che diceva semplicemente “Perdoniamo Glico!”.

Tuttavia, il malvivente ha poi rivolto la sua azione di estorsione a Morinaga e alle aziende alimentari Marudai Ham e House Foods Corporation.

Questo rappresenta per le autorità una ghiotta occasione per avvicinarsi e tentare di incastrare il malavitoso, infatti, era stato richiesto del denaro, in cambio della cessazione delle loro molestie nei confronti della Marudai. Un dipendente dell’azienda doveva consegnare loro dei soldi, abbandonandoli a bordo di un treno. La somma ammontava a 50 milioni di Yen; questo accade in data 28 giugno 1984.

L’uomo dagli occhi come quelli di una volpe

Fu allora che un investigatore, travestito da dipendente, seguendo le istruzioni del ricattatore, prende un treno diretto a Kyoto; deve, come da indicazioni, lasciare il denaro custodito all’interno di una valigia. Durante il tragitto, l’infiltrato nota un uomo sospetto seduto non distante da lui che lo sta osservando con insistenza. Percepisce quello che, in teoria, sarà indicato come il principale sospettato, chiamato dalla stampa con il nome de “l’uomo dagli occhi di volpe“. L’individuo, ha una buona corporatura, i capelli tagliati corti e ondulati, con “occhi come quelli di una volpe”.

Dopo aver consegnato il riscatto come da istruzioni, l’infiltrato e un altro investigatore tentano di seguire il sospettato. Ma lo perdono di vista sulla strada di ritorno da Kyoto.

A questo punto la polizia si trova in un vicolo cieco. Però hanno una seconda possibilità, il 14 novembre, quando “il gruppo” tenta di estorcere alla House Food Corporation ben 100 milioni di yen, con lo stesso metodo del treno.

Nella stessa area è avvistato l’uomo dagli Occhi di Volpe, con un berretto da golf e occhiali scuri, ma ancora una volta sfugge alla cattura.

I fatti

Il furgone per la consegna dei contanti continua a dirigersi verso il punto stabilito, dove collocare il denaro, precisamente in una cassetta sotto un telo bianco. Quando il furgone raggiunge il luogo esatto, il panno c’è, però manca la cassetta. Di conseguenza, alla squadra investigativa è ordinato di rientrare. La polizia crede, a questo punto, che la consegna è solo uno stratagemma del mostro per verificare e fare una valutazione sull’attendibilità delle autorità.

Un’ora prima, una pattuglia della polizia locale della prefettura di Shiga, avvista una station wagon, con il motore acceso e i fari spenti vicino al sito indicato dal “mostro”.

L’auto, è ferma a meno di 50 metri dal telo bianco. Il poliziotto di pattuglia, non è informato che in quel momento la polizia è all’erta per il “riscatto” e si avvicina puntando la torcia verso il guidatore. Si palesa in auto un uomo sulla quarantina, dalle guance sottili, con un berretto da golf sugli occhi e, cosa più importante, un ricevitore wireless con le cuffie. Sorpreso dal poliziotto, l’autista accelera. Inizia una corsa tra l’auto sospetta e la volante che finisce per perdere le sue tracce.

La station wagon è ritrovata abbandonata vicino alla stazione di Kusatsu. Si scopre che è stata rubata in precedenza a Nagaokakyo, nella prefettura di Kyoto.

All’interno dell’auto c’è una ricetrasmittente che ha intercettato le comunicazioni radio tra gli agenti di polizia di sei prefetture, tra cui Osaka, Kyoto e Kobe, le prefetture del punto di consegna.

Dopo la campagna di ricatto su House Foods, seguono numerose e continue molestie nei confronti della polizia.

L’ultimo messaggio

Nel gennaio 1985, il Dipartimento della pubblica sicurezza, rilascia pubblicamente l’identikit dell’Uomo dagli occhi di volpe. Purtroppo, nell’agosto dello stesso anno, il sovrintendente della polizia della prefettura di Shiga Yamamoto si uccide per autoimmolazione. L’uomo si da fuoco, per la vergogna scatenata dal fallimento nella cattura dell’Uomo dagli Occhi di Volpe.

Cinque giorni dopo la morte, il Mostro dalle 21 facce invia la sua ultima lettera ai media:

“Yamamoto della polizia della prefettura di Shiga è morto. Che stupido! Non avevamo amici o nascondigli segreti a Shiga. Sono Yoshino o Shikata che sarebbero dovuti morire. Che cosa hanno fatto per ben un anno e cinque mesi? Non lasciate che i cattivi come noi la facciano franca. Ci sono ancora tanti altri pazzi che vogliono copiarci. Yamamoto senza carriera è morto in quanto uomo. Così abbiamo deciso di fargli le nostre condoglianze. Abbiamo deciso di rinunciare a torturare le aziende che producono cibo. Se qualcuno ricatta qualche azienda alimentare, non siamo noi ma qualcuno che ci sta copiando. Noi siamo i cattivi. Questo significa che abbiamo altro da fare oltre a tormentare le aziende. È divertente condurre una vita da cattivi”. Mostro con 21 facce. [citazione necessaria]

Mr. “M” e la fine del caso 114

Dopo questo messaggio, il Mostro dalle 21 Facce non si fa più sentire. Nel giugno 1995, i termini di prescrizione per l’aggressione e il rapimento di Ezaki scadono; seguiti dal decorso dei termini di prescrizione nel febbraio 2000 per l’accusa di tentato omicidio per i prodotti alimentari avvelenati.

Sempre nel gennaio dell’85, dopo che la polizia metropolitana di Tokyo rilascia l’identikit del presunto mostro, è indentificato un sospettato: Manabu Miyazaki .

Etichettato come “Mr.M” è accusato anche di aver pubblicato nel 1976 un nastro con sopra inciso il sostegno a favore di un sindaco locale che ha avuto una disputa con Glico; ma soprattutto per la straordinaria somiglianza con l’identikit.

Ciononostante, Miyazaki è scagionato per insufficienza di prove, principalmente a seguito del riscontro con l’alibi dello stesso definito “di ferro”.

Il Metropolitan Designated Case 114, durò 17 mesi. Dal rapimento del CEO Katsuhisa Ezaki, all’ultima comunicazione del mostro dalle 21 facce. Il caso è chiuso e da allora, del mostro dalle 21 facce non si sa più nulla.


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