Madame du Barry e il suo tragico destino

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Madame du Barry

Madame du Barry, l’ultima grande favorira di Re Luigi XV, fu protagonista di scandali, intrecci amorosi e lusso sfrenato; capitolati, forse per giustizia divina, con una sorte temibile e triste che l’avvicinò ad una delle sue più grandi nemiche: la regina Maria Antonietta.

Nella Francia del XVIII secolo vigevano, com’è noto, precise distinzioni tra classi sociali. La famigerata – e secolare – separazione fra Terzo Stato, Clero e Nobiltà non permetteva mescolanze tra le diverse fasce della popolazione; specie per quanto riguardava i diritti sociali e civili. Una situazione che, come ci insegnano i libri di storia, fu poi capovolta per sempre allo scoppio della Rivoluzione Francese nel Luglio del 1789.

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Madame du Barry: la storia

Eppure, nel Paese europeo più libertino del Settecento, la bellezza, l’amore e la passione riuscirono a eludere le rigide barriere sociali; e a permettere a una giovane donna di risalire la scala sociale dai gradini più bassi e infimi fino alle dorature della reggia di Versailles. Anzi, per essere più precisi, fin dentro la camera di re Luigi XV.

Quella di Madame du Barry – al secolo Jeanne Bécu – potrebbe assomigliare a una favola moderna; se non fosse per l’improvvisa svolta tragica che portò l’ultima amante del penultimo re di Francia a chinarsi davanti alla lama della ghigliottina. Ma andiamo con ordine…

Jeanne nacque a Vaucouleurs il 19 agosto del 1743; sua madre Anne Bécu lavorava come sarta in una cittadina di provincia al confine con la Lorena; mentre suo padre era… un frate francescano chiamato fratello Ange che, evidentemente, nonostante la sua pia condizione, tendeva a slacciare la corda del suo saio per godere di piaceri tutt’altro che spirituali.

Più tardi, diventò una delle prostitute più ricercate negli ambienti libertini di Parigi con il nome di Mademoiselle Lange; si vociferò che il suo soprannome “l’Ange” (l’Angelo) derivasse proprio dal cognome del suo padre illegittimo.

Gli eventi

Madame du Barry
Madame du Barry

Jeanne seguì sua madre a Parigi e passò nove anni nel convento delle Adoratrici del Sacro Cuore di Gesù; una scelta che, alla luce della successiva vita “calorosa” della ragazza, appare quantomeno paradossale. Qui ricevette una discreta educazione.

Un po’ come sua madre, Jeanne lavorò nei mestieri più disparati: come domestica, come commessa in un negozio di moda, anche come aiuto parrucchiera.

Tuttavia, le modeste entrate garantite da questi rispettosissimi impieghi non bastavano per una ragazza che, stimolata da una fervida immaginazione e da un’indole intraprendente, s’immaginava ricoperta di gioielli e immersa in quegli agi e ricchezze appannaggio soltanto dei membri eletti dell’alta società.

L’inizio

Così, di certo consapevole della sua avvenenza e niente affatto influenzata o frenata dagli scrupoli religiosi e dai precetti morali che le erano stati impartiti in convento, Jeanne decise di far fruttare al meglio la sua bellezza e la sua inclinazione al libertinaggio.

Grazie all’intercessione di uno dei suoi corteggiatori, sul finire del 1764 la ventunenne Jeanne entrò nei favori del conte Jean-Baptiste du Barry. Questi, non solo divenne l’amante della sua protetta, ma ne fece una prostituta d’alto bordo.

Incallito e inguaribile vizioso, il conte du Barry era anche un abile imprenditore della prostituzione. Poteva permettersi uno stile di vita sontuoso per via soprattutto delle forti somme di denaro guadagnato grazie alle prestazioni delle sue protette, inclusa Jeanne.

Proprio l’ultima arrivata del suo entourage, era una delle più apprezzate; a tal punto che, come riportano i verbali della polizia dell’epoca, du Barry la sfruttava come una «vacca da mungere».

Dal conte du Carry a luigi XV

Smanioso di ottenere sempre di più, du Barry propose Jeanne al settantenne duca di Richelieu. Questi, soddisfatto delle prodezze sessuali dell’Ange, suggerì addirittura di farne la nuova amante di re Luigi XV. Nel frattempo rimasto “orfano” della marchesa di Pompadour – altra sua favorita passata alla storia – e in procinto di perdere anche sua moglie, la regina Maria Leszczyńska.

Naturalmente, il conte du Barry non si lasciò sfuggire la ghiotta occasione. Per suggerimento di Richelieu, riuscì a convincere Le Bel, valletto di camera di Luigi XV, a piazzare Jeanne bene in vista lungo il tragitto che il re percorreva abitualmente a Versailles.

Tutto andò come previsto e il piano diede subito i suoi frutti: il re notò Jeanne e s’informò subito sul suo conto, chiedendo infine di incontrare la bella dama.

Sembra che il loro primo incontro fece rivivere al re le glorie sessuali della gioventù; non solo perché Jeanne sfoderò le migliori tattiche erotiche a sua conoscenza (tra le quali spiccava l’abitudine di profumarsi le parti intime; escamotage che mandava in visibilio i suoi partner); ma anche perché la sua bellezza rispondeva in pieno ai canoni estetici dell’epoca.

Il principe di Ligne, attento osservatore, così la descrisse:

«È alta, ben fatta, di un biondo incantevole. Ha la fronte alta, begli occhi, sopracciglia armoniose, viso ovale, con delle piccole fosse sulla guancia che la rendono provocante come nessun’altra; la bocca pronta al riso, la pelle fine, un petto che confonde tutte le altre, suggerendo a molte di sottrarsi al confronto».

Versailles

Tutto si svolse poi con estrema scorrevolezza. Come un meccanismo perfettamente oliato.

Per procurare a Jeanne un titolo nobiliare, che le permettesse di accedere a corte, il 23 luglio 1768 il duca du Barry la fece sposare con un suo fratello, conte che subito dopo le nozze sparì dalla circolazione; facendo ritorno nella natia Linguadoca – naturalmente, dietro un lauto compenso.

Nell’autunno dello stesso anno, il re la fece sistemare in un appartamento della reggia di Versailles; dove Jeanne, che ormai aveva acquisito il titolo di contessa du Barry, si sentì subito a suo agio; come se quel luogo le fosse appartenuto da sempre.

La presentazione ufficiale di Jeanne a corte ebbe luogo il 22 aprile 1769. Con il re visibilmente nervoso in una Versailles stracolma di spettatori increduli e ansiosi che non stavano più nella pelle: nessuno voleva perdersi lo spettacolo di una prostituta – le origini di Jeanne erano note a tutti – che veniva “investita” del ruolo di amante ufficiale del re!

Nonostante l’assenza delle grandi dame dell’aristocrazia, sdegnate per quella che consideravano una vera e propria degradazione della morale e dell’autorità regale, il complicato rito si svolse senza intoppi; con una Jeanne du Barry perfettamente padrona di sé e bellissima nel suo abito da cerimonia, adorna di gioielli e con i capelli acconciati all’ultima moda dalle mani esperte del famoso parrucchiere Legros.

Nonostante gli agi, le ricchezze e il potere derivanti dalla sua nuova posizione, la vita di Jeanne a Versailles non fu sempre facile. Questo perché, suo malgrado, ben presto si ritrovò al centro di trame di corte e intrecci politici.

L’amante ufficiale del Re

Madame du Barry

Tra i suoi acerrimi nemici, figurava il duca di Choiseul, ministro degli Esteri di Luigi XV; aizzato contro la favorita da sua sorella, la duchessa di Garmont, che dopo la morte della marchesa di Pompadour nutriva la speranza di diventare l’amante del re.

Ma anche Choiseul aveva i suoi nemici interni alla corte, che fecero quadrato intorno alla du Barry; difendendola contro gli attacchi di una campagna diffamatoria che, nella sua violenza, sarebbe stata superata solo da quella scagliata contro la regina Maria Antonietta molti anni più tardi.

Choiseul pagò duramente lo scotto della sua aperta ostilità verso la prima amante del re. L’ormai ex ministro fu colpito da un ordine di esilio il 24 dicembre 1770.

In realtà, la caduta di Choiseul fu causata da ragioni essenzialmente politiche come, ad esempio, il suo appoggio all’opposizione parlamentare che mirava a una riforma della monarchia francese ispirata al modello democratico dell’Inghilterra; ma per i suoi amici, la dura scelta dell’esilio fu dettata dal semplice capriccio di una prostituta.

Lo scontro più aspro che si trovò ad affrontare Jeanne, tuttavia, fu quello che la vide rivaleggiare addirittura con Maria Antonietta; all’epoca dei fatti delfina di Francia.

Una competizione che mise in subbuglio la reggia di Versailles e che si risolse, ancora una volta, con la vittoria della favorita reale. La principessa austriaca, aizzata soprattutto dalle Mesdames Tantes, le tre figlie zitelle di Luigi XV, si rifiutava categoricamente di rivolgere la parola alla du Barry per via del suo passato tutt’altro che limpido.

Per lei, figlia della grande imperatrice d’Austria Maria Teresa, era inconcepibile e intollerabile che una volgare prostituta vivesse nella reggia più bella d’Europa, per di più come amante ufficiale del re!

La rivale

Inoltre, a renderle invisa la du Barry, contribuiva anche la caduta del ministro Choiseul; che era stato l’artefice del suo matrimonio col delfino di Francia, il futuro Luigi XVI.

Maria Antonietta perseverava nel suo atteggiamento sprezzante provocando il malcontento della du Barry, che era andata prontamente a lamentarsi con il re.

Anche Maria Teresa, tenuta costantemente aggiornata sull’evolversi della situazione grazie a una vera e propria rete di spionaggio che le permetteva di “controllare” sua figlia anche a centinaia di chilometri di distanza, era molto preoccupata per quello scontro fra dame che poteva degenerare in una spinosa questione politica.

Maria Antonietta, criticando apertamente Madame du Barry, avrebbe potuto inimicarsi Luigi XV e, di conseguenza, minare l’alleanza franco-austriaca cementata con fatica e maestria diplomatica.

Soddisfazione

Eppure sarebbe bastato poco per gettare acqua sul fuoco e pacificare gli animi: era sufficiente che Maria Antonietta rivolgesse per prima la parola a Jeanne, anche solo con un semplice saluto di cortesia. Ma questo, per la delfina, equivaleva a una resa umiliante, e la consapevolezza del suo altissimo rango le impediva di piegarsi alle richieste non solo di sua madre l’imperatrice, ma anche di Luigi XV e di suo marito, il delfino Luigi.

Finalmente, dopo ben sette mesi di lunga e coriacea ostinazione, Maria Antonietta si era rassegnata, e il 1° gennaio 1772, in occasione dei festeggiamenti per il nuovo anno, quando si trovò di fronte a Madame du Barry nella Galleria degli Specchi, le disse: «C’è tanta gente oggi a Versailles». Era il massimo che fosse disposta a concedere, ma Jeanne aveva in ogni modo ottenuto quello che voleva e l’alleanza franco-austriaca non era più messa in discussione.

La morte del Re e l’inizio del declino per Madame du Barry

È curioso pensare che, in seguito, le due acerrime rivali condivisero lo stesso tragico destino durante gli anni bui della Rivoluzione…

Ma la “sopravvivenza” di una favorita, è cosa nota. Dipendeva principalmente dalla protezione del suo sovrano, e la sorte di Jeanne alla corte del re fu decisa da un nemico invisibile portatore di morte, contro di cui nulla poteva neppure il monarca più potente d’Europa: il vaiolo.

Il 27 aprile 1774 il re si sentì seriamente male una prima volta quando si trovava al Petit Trianon; nemmeno un mese dopo, il 10 maggio, morì a 64 anni dopo un’agonia che aveva devastato il suo corpo, rendendolo simile a una massa putrescente.

Jeanne restò eroicamente accanto al capezzale del suo re, incurante dell’alto rischio del contagio; ciò nonostante, questo non la risparmiò dall’ordine di esilio che la colpì con la violenza asciutta di uno schiaffo inaspettato.

Il Crollo

Fra le condizioni che furono imposte al sovrano morente per ottenere la remissione dei peccati, infatti, vi era quella di far rinchiudere la favorita in convento.

Se Luigi XV non volle piegarsi alle dure regole della Chiesa, scegliendo di mandare la du Barry a Rueil, nel castello del duca d’Aiguillon, fu il nuovo re Luigi XVI a spedire l’ex favorita nel monastero de Pont-aux-Dames, lontano molte miglia da Parigi. A gioire di questa punizione fu soprattutto Maria Antonietta, ora regina, che scrisse alla madre: «Il re si è limitato a mandare la creatura in convento e a cacciare dalla corte chiunque porti questo nome scandaloso!».

La permanenza di Jeanne in convento non fu, tuttavia, eccessivamente lunga: nella primavera del 1775, grazie all’interessamento del principe di Ligne che si era rivolto a Maria Antonietta, lei poté lasciare la clausura per stabilirsi nella sua amata residenza a Louveciennes.

Le sventure di Madame du Barry

Qui, l’Ange iniziò una nuova vita, risorgendo letteralmente dalle proprie ceneri; dopotutto, aveva solo trentatré anni ed era ancora molto bella e piacente. Dopo essere stata la perfetta icona dello spirito libertino e aver beneficiato della ricchezza più sfarzosa, Jeanne scoprì la semplicità della vita a contatto con la natura; e, sebbene la sua residenza rimanesse in ogni caso lussuosa, lei partecipava attivamente alla vita del paese. Soccorrendo i poveri e dedicandosi anima e corpo a svariate opere di beneficienza.

Questo idillio campestre – molto simile, altra curiosa assonanza, a quello creato dalla regina Maria Antonietta nei giardini del Trianon a Versailles – non poté tuttavia resistere alla violenta onda d’urto della Storia.

Nel gennaio 1791 Jeanne fu derubata dei suoi preziosissimi gioielli e diamanti che, il mese dopo, la polizia inglese ritrovò a Londra. Per recuperarli fu costretta a recarsi più volte in Inghilterra; e questi ripetuti viaggi in un paese nemico destarono i sospetti delle autorità rivoluzionarie francesi.

Nel febbraio 1793 la contessa si trovava a Londra, quando venne a sapere che il suo castello era stato messo sotto sequestro.

La mossa più prudente sarebbe stata quella di rimanere in Inghilterra, ma alla fine di marzo Jeanne decise di rientrare in Francia. L’idea che tutti i suoi beni venissero confiscati le era insopportabile; in fin dei conti, il suo amore per il lusso e la comodità era rimasto sempre lo stesso.

Inoltre, dopo la sua cacciata da Versailles, era ormai da molti anni estranea alla vita di corte e questo la faceva sentire sicura agli occhi dei repubblicani.

Il Patibolo

Jeanne era ignara, però, della fitta rete di calunnie e sospetti che i suoi nemici le stavano tessendo attorno, e il 21 settembre 1793 fu arrestata e rinchiusa nella prigione di Sainte-Pélagie.

Il 4 dicembre fu trasferita nel carcere femminile della Conciergerie, ed ebbe inizio il processo di fronte al Tribunale rivoluzionario.

Non è difficile immaginare la dolorosa sorpresa mista, chissà, a rabbia e sconforto, che Jeanne provò nel momento in cui vide che tra i suoi principali accusatori c’erano molti abitanti ingrati di Louveciennes; e alcuni dei suoi ex domestici che aveva soccorso e coperto di benefici nel momento del bisogno.

La Rivoluzione chiedeva a gran voce la sua testa; e probabilmente quelle persone furono indotte a testimoniare contro la loro passata beniamina con la minaccia di essere a loro volta incolpate di complicità e, di conseguenza, finire sul patibolo.

Accusata di tramare a favore della restaurazione monarchica; ed ancora di aver contribuito al tracollo finanziario della Francia con le sue spese vertiginose accumulate specialmente durante gli anni trascorsi a corte, la contessa du Barry, nata figlia del popolo, fu condannata alla decapitazione.

Con raro e diabolico sadismo, i giudici del Tribunale rivoluzionario sottoposero la sventurata a un’ennesima tortura: quella della speranza. Costoro, infatti, la mattina stessa della sentenza le prospettarono l’eventualità della grazia qualora avesse rivelato dove si trovavano i suoi gioielli. Per tre ore la poveretta elencò i molti nascondigli dove aveva celato i suoi tesori. E quando fu fatta salire ugualmente sulla carretta dei condannati non poteva credere ai suoi occhi sgomenti, certa – e speranzosa – che si trattasse di un errore.

Le testimonianze dell’epoca ci riportano una donna che fino alla fine, sulla carretta e davanti alla ghigliottina, pianse e urlò a squarciagola invocando pietà e aiuto.

Gli ultimi istanti di Madame du Barry

Un comportamento che i detrattori più cinici imputarono alla sua indegnità connaturata; che non fu possibile nascondere nemmeno con i sontuosi vestiti e gioielli indossati durante la sua vita da (finta) nobile.  

I momenti strazianti dell’esecuzione furono descritti con partecipata commozione dalla pittrice Élisabeth Vigée Le Brun; che conobbe e ritrasse sia la du Barry sia l’altra celebre ghigliottinata, la regina Maria Antonietta:

«La du Barry è l’unica donna che non riuscì a sostenere con fermezza la vista del patibolo; gridò, implorò la grazia della folla orrenda che la circondava. E quella folla si commosse al punto che il boia si affrettò a mettere fine al supplizio. Anche per questo sono sempre più convinta che se le vittime di quel tempo di esecranda memoria non avessero avuto il nobile orgoglio di morire con coraggio il Terrore sarebbe cessato molto prima».

Madame du Barry
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