Onora il padre, la madre e il tiranno di turno

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Onora il padre, la madre e il tiranno di turno

Esce “Onora il padre, la madre e il tiranno di turno”, una raccolta di racconti contro l’obbedienza e il conformismo

Con l’arrivo del nuovo anno la scrittrice Barbara Appiano ha pensato bene di regalare ai suoi lettori il suo ventunesimo libro, “Onora il padre la madre e il tiranno di turno – breviario  sull’obbedienza da inoculare  senza il consenso informato“. Si tratta di una raccolta di racconti in cui viene racchiuso il pensiero polivalente e pirotecnico della scrittrice, come scrive in prefazione la Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia, contro l’obbedienza, il conformismo e il politicamente corretto.

Perché, come si legge nella sinossi del libro “Onora il padre, la madre e il tiranno di turno fintanto che ubbidire non avrà alternative. Circondati dai tiranni che ci sorridono, ci adulano…siamo sempre alla ricerca del consenso per stare dentro il recinto dove tutti uguali in fila assumiamo prima dei pasti l’elisir dell’obbedienza molesta, una specie di stalker a tempo indeterminato che pratica l’accanimento terapeutico del “tutti uguali, tutti in fila per la nostra iniezione quotidiana di falso buonismo” e “dove per essere buono devi essere allineato“.

E poi “Non sono graditi ripensamenti, una volta incamminati verso l’obbedienza, sarete spiati a distanza dai vostri sensi di colpa, così come in questi racconti che sono testimonianza diretta di quotidianità all’insegna del conforme…”.

Anche perché bisogna “Disubbidire per liberarsi dal politicamente corretto che ci ha letteralmente stancato”.Questa la prefazione della Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia, docente presso Liceo Scientifico di Torino Giordano Bruno e dottore di ricerca Università La Sapienza di Roma.

Onora il padre, la madre e il tiranno di turno della brillante e Poliedrica Barbara Appiano

“In questi mesi dominati dalle restrizioni per la pandemia, Barbara Appiano offre ai suoi lettori una raccolta di racconti pirotecnici, avulsi da qualsiasi monotonia, per esortarci alla libertà, perché, di fronte alla tirannide dei conformismi, ognuno di noi sappia trovare dentro se stesso la forza di annoiarsi e di reagire con la vitalità di una fantasia al potere, capace di debordare oltre i confini reali.
Rispetto a un’obbedienza illimitata, che mette in pausa i cervelli, l’autrice ci racconta degli episodi personali o storie di cui è venuta a conoscenza quasi per caso, secondo il filo conduttore della disubbidienza di un animo ribelle, resiliente di fronte a un anno di isolamento, di noia, di ansia da vita ridotta a un continuo digitare su una tastiera.
Disubbidire significa prima di tutto acquisire una nuova consapevolezza rispetto ai canoni; dunque nel libro trovano posto figure quali Giusy, che non ha resistito alla moda imperante di un naso rifatto alla francese; o di Annicka, così giovanile in tarda età grazie alle plastiche e al botox. Si tratta di esempi di libertà negata, di incapacità di essere diverse di fronte alla società; come invece la nostra prosatrice ha sempre fatto sin da bambina.

Un mondo di ricordi, alla ricerca della verità, del giusto del disubbidire per trovare se stessi

La scrittrice ci apre infatti le porte del mondo dei suoi ricordi, descrivendoci i battibecchi familiari per la prima comunione dei cuginetti; quando, insieme al fratello, si presentò alla cerimonia in pigiama. L’impossibilità economica di comprare dei vestiti eleganti non è un motivo di vergogna, bensì diventa un’occasione per affermare la propria essenza contro l’omologazione di parenti snob; pienamente inseribili nella catena di tiranni con cui ognuno di noi entra in relazione nel corso della vita.

Si tratta della tirannia dell’apparire sull’essere; per pungolare i lettori a un ritorno alle origini, ai giochi infantili, quando l’autrice sfrecciava libera sulla bicicletta. O suo fratello smaniava per una nave giocattolo, poi tristemente rubata in un momento di distrazione in spiaggia.

Con un accostamento onirico la libertà fanciullesca è associata ai barconi di Lampedusa, alla forza di quanti fuggono dalla tirannide di regimi dittatoriali, cercando una vita migliore in un paese che imporrà loro una nuova dittatura, insita nel mondo globalizzato occidentale.

Strizzando l’occhio ai suoi lettori, Barbara Appiano riprende personaggi e situazioni dei romanzi, come Franco, protagonista di La leggenda del pasticciere aviatore. Una storia vera e fantastica, per mostrare un esempio di donna libera, Nelly, capace di gestire le difficoltà di una famiglia allargata, inconsueta negli anni settanta. A Nelly si contrappone Maria, siciliana costretta sposarsi perché in dolce attesa, poi succube per tutta la vita delle volontà di un uomo-padrone.

L’insegnamento dei libri

Maria, dopo il trasferimento al nord con la famiglia, ha lavorato ed è stata anche consigliera comunale; ma rappresenta bene la schiavitù rispetto all’educazione ricevuta, perché il marito ha sempre avuto il dominio sul suo corpo. Nonché sui suoi pensieri, facendola sentire quasi incapace di autodeterminarsi. Maria è un’anziana incontrata dalla scrittrice sul treno in un viaggio prima di tutto dell’animo; infatti, il figlio omosessuale, da cui la donna si sta recando, è un simbolo della forza di ribellarsi alle convenzioni di pensare da soli con la propria testa; come Maria, libera solo a metà, non è mai riuscita a fare.

La libertà infatti non sussiste soltanto in relazione agli altri; bensì si riferisce soprattutto a noi stessi, alle costrizioni che ci autoimponiamo, perché ci è stato insegnato così. In tal senso, i libri diventano importantissimi maestri di vita. Una fonte di immaginazione fondamentale per liberarsi dalle catene della televisione, dei social; ma soprattutto delle mentalità dure a morire.

Ancora una volta, l’autrice, con uno spirito poliedrico e con un taglio eclettico, costringe i lettori a pensare; ossia a disubbidire, giacché l’obbedienza spegne il pensiero, lo appiattisce e priva il mondo di nuove eroine, con una penna al posto della spada.

La scrittura è infatti il modo migliore per comprendere chi siamo davvero, per essere liberi dai vincoli sociali e perderci non nei negozi di bigiotteria, bensì tra gli scaffali di librerie e biblioteche, ove trasudano i sogni di libertà di tutti coloro che ci hanno preceduto o affiancato in questo viaggio onirico verso l’ideale”.

Su Barbara Appiano – Onora il padre, la madre e il tiranno di turno

Barbara Appiano è definita la cantrice del disagio del sociale a difesa della natura, della conservazione dei beni monumentali artistici, a difesa dei pazienti psichiatrici.

I suoi libri sono da lei considerati degli esseri viventi, che parlano di inquinamento del mare, della devastazione del terremoto di Amatrice, del 24 agosto 2016; in particolare di Saletta frazione di Amatrice. Del disagio mentale, della problematica sulla maternità surrogata o meglio conosciuta come utero in affitto; dell’ossessione dell’abuso della chirurgia plastica. Della sindrome da attaccamento simbiotico con il nostro smartphone, piuttosto che il fenomeno del bullismo. Ed ancora il problema delle discariche abusive e dell’inquinamento con il pericolo dell’estinzione degli animali. Oltre al tematica del recupero ambientale e alla conservazione dei beni artistici monumentali italiani.

L’artista ha rappresentato l’Italia alla London book fair, la fiera del Libro di New York; così come alla fiera di Guadalajara (Messico), Mosca, Torino, Modena, Bordighera, al salone della cultura di Milano e alla fiera del libro di Roma.

Collaborazioni 

Barbara Appiano è un fervente fenomeno letterario, in continuo movimento. Ha all’attivo ben 20 libri (e molti altri sono in preparazione); e si considera una lavoratrice socialmente utile, a paga sindacale pari allo zero.

I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della bellezza e della  verità; spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo. Poi nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in  difesa della natura e delle  specie a rischio di estinzione; e in difesa dei  disabili psichiatrici e della  malattia  mentale.

La scrittrice collabora con varie istituzioni nazionali e internazionali quali Il  MuMa, Il Museo del Mare di Milazzo, l’ Associazione Nazionale dei Familiari dei Pazienti Psichiatrici “Abbraccialo x me”. E ancora “Amici per sempre”, un’associazione fondata dal medico chirurgo primario ospedale di Desio Dott.Dario Maggioni; con il progetto internazionale per la salvaguardia della fauna selvatica africana a rischio di estinzione quali elefanti e rinoceronti Pengo Life Project.

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