ROMA – Quirinale, partita apertissima: facciamo il punto della situazione per capire quali sono le ultime tendenze in seno al Parlamento per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Il successore di Sergio Mattarella dovrà rispondere a requisiti ben precisi. Ed è ciò che, di fatto, sta creando una spaccatura tra centrodestra e centrosinistra, con quest’ultimo che non ritiene adatto il profilo dell’ex premier Silvio Berlusconi: il leader del M5S Giuseppe Conte, ad esempio, si è opposto alla candidatura del presidente di Forza Italia parlando di “opzione irricevibile”.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha invece detto di essere “al lavoro per unire, senza veti e arroganza”. Sul fronte del Pd si fa sentire il segretario nazionale Enrico Letta: “Proponiamo un’iniziativa che attraverso tre punti crei un patto di legislatura che consenta di arrivare al 2023: l’elezione di una o un presidente della Repubblica che sia una figura istituzionale, super partes, di garanzia, dare energia e forza per i 14 prossimi mesi di governo trovando risposte efficaci in continuità con quanto stiamo facendo adesso, completare alcune fondamentali riforme. Per tutto questo serve un accordo tra tutte le forze di maggioranza, serve un largo patto di legislatura, ognuno deve fare un gesto di coraggio e generosità verso il paese, un gesto che verrà ripagata dal paese. La buona politica è possibile, dobbiamo proteggere la figura di Mario Draghi”.

Quirinale: il punto della situazione

Il presidente della Camera Roberto Fico, intervenendo a “Mezz’ora in più” su Rai3, ha spiegato quale sarà l’iter procedurale anche alla luce dell’emergenza Covid: “Si parte il 24 gennaio alle 15, si voterà per blocchi da 50 e si partirà dai senatori a vita. Entreranno in Aula, si siederanno, si sanificheranno le mani, voteranno e usciranno. E si andrà avanti in questo modo. Il catafalco? Facciamo una cabina più grande e spaziosa che è maggiormente sanificabile e quindi più sicura. Non ci saranno le tendine, sarà più come una cabina elettorale”.

E ancora: “Il presidente in carica scade il 3 febbraio? Abbiamo molti giorni di votazione, arrivare oltre mi sembrerebbe molto sui generis. Sono fiducioso perché ci sono tante votazioni e si andrà avanti a oltranza anche sabato e domenica. Vedo meno la proroga del presidente della Repubblica e più il Presidente del Senato a interim. Ma l’auspicio è che il 3 febbraio ci sia il presidente e mi auguro che tutte le forze politiche arrivino a un nome condiviso”.

Il sondaggio di Pagnoncelli

Poi Fico ha concluso: “Rischio di ricorsi? No. Credo che dal 24 gennaio al 3 febbraio, guardando anche i Presidenti precedenti, dovremmo farcela. Da Presidente della Camera devo avere fiducia nelle forze politiche che facciano la scelta giusta soprattutto in un periodo molto difficile, la responsabilità è molto alta, più che in passato data l’emergenza”.

Lo scorso novembre un sondaggio Ipsos di Pagnoncelli per il Quirinale commissionato da La7 ha illustrato quale fosse il presidente della Repubblica ideale per gli italiani. Dopo il premier Mario Draghi, che resta dunque il candidato numero 1, al secondo posto c’è il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi con il 14% delle preferenze. La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz e testimone vivente dell’Olocausto, si piazza invece in terza posizione con il 7%.

L’opinione di Feltri

Nei giorni scorsi sul tema si è espresso anche il giornalista Vittorio Feltri, ospite a Giletti 102.5 con Massimo Giletti, Luigi Santarelli e Stefania Iodice: “Credo che mandare Berlusconi al Quirinale sia un’operazione più che altro impossibile, perché non mi pare che ci siano i voti a sufficienza per un’operazione simile. Questo signore ha 85 anni, ha l’età dei datteri, che non sono pochissimi, arriverebbe a fine mandato a 92 anni. Sono convinto che invece sarà Draghi al colle perché non è vero che si debbano sciogliere le camere in questa eventualità, perché toccherebbe comunque a Draghi indicare il nuovo capo del Governo, sceglierebbe presumo una persona che gli garantisca continuità alla politica di Palazzo Chigi che è stata attuata finora. Tra Prodi e Berlusconi non c’è differenza. Perché Prodi può andar bene e Berlusconi no?”.

Berlusconi è stato chiaro: se Draghi va al colle andiamo alle elezioni. “Non è un guaio andare alle elezioni. Nelle democrazie succede di votare. La costituzione prevede che il premier possa essere scelto da un cittadino qualsiasi, come è accaduto per Conte, Draghi e Ciampi. La stessa cosa vale per il Quirinale: se la costituzione prevede che debba essere eletto dal Parlamento, è chiaro che il popolo non serve”, ha chiosato Feltri.

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