Grigorij Rasputin

Grigorij Rasputin il monaco nero alla corte dello zar

Probabilmente nessun uomo nella storia della Russia imperiale è avvolto nel mito come Grigorij Rasputin, un contadino semianalfabeta che diventa consigliere dello zar. Guadagna da subito la reputazione di mistico sinistro e dissoluto, al centro di grandi scandali che coinvolsero il destino di un regno avviato al declino. Eppure molti lo consideravano un uomo semplice e devoto che possedeva autentici poteri di guarigione. Ma chi è realmente questo personaggio controverso? Possiamo capirlo ripercorrendo la sua storia che comincia nella gelida Siberia occidentale, dove nasce il 21 gennaio 1869 vicino a Tyumen.

Le umili origini di Grigorij Rasputin

Già in giovane età dimostra un’indole riservata, tesa alla spiritualità e al misticismo estremo. Fenomeno che in realtà era diffuso da secoli e frequente tra i popolani della Russia centrale. Tuttavia questa ossessione non gli impedì di sposarsi, nel 1887, e di avere sette figli. Ma la sete di risposte e conoscenza religiosa diventa così forte che Grigorij Rasputin lascia improvvisamente il villaggio, i genitori e la famiglia. Inizia un pellegrinaggio che lo porta in diversi monasteri russi tra cui quello di Verkotur’e dove incontra il suo padre spirituale, starec Makarij. È proprio in questi anni che l’uomo ha l’opportunità di sviluppare e accrescere la fama di guaritore. Notorietà che gli consentì di arrivare fino allo zar che nel 1906 lo convoca per visitare la figlia di Pëtr Stolypin. Esattamente alcune settimane dopo che, insieme al padre, subì un attentato.

La fortuna presso la corte imperiale

Ciononostante è solo nel 1907 che Rasputin viene presentato allo zar Nicola II e a sua moglie, Alexandra. La coppia reale ha bisogno di lui per curare il figlio, Alexsei, che soffre di emofilia e continui attacchi di sanguinamento incontrollato. Il monaco riuscì miracolosamente a calmare il bambino e ad alleviare le sue condizioni, quasi certamente mediante l’ipnosi. Trionfando così laddove la medicina ufficiale aveva fallito. Questo successo lo porta ad avere libero accesso a palazzo dove in breve conquista tutti con il suo aspetto magnetico e quegli occhi penetranti. Contro il suo carisma neppure la zarina seppe resistere, benché è noto che i due non divennero mai amanti. Probabilmente la gratitudine nei confronti di questo uomo bizzarro e la paura di perdere Alekseij la resero dipendente dalla sua figura.

Grigorij Rasputin

Una presenza scomoda

Un vincolo che diventa talmente importante che alla fine Gregorij ottiene il ruolo di mediatore tra il popolo e i sovrani. Nel 1914 Rasputin si oppone senza successo all’entrata della Russia nel primo conflitto mondiale, presagendo sciagura e distruzione per tutto il Paese. Ciononostante quando Nicola II parte per il fronte nel 1915, persuade la Zarina ad effettuare continui e disastrosi cambi al vertice dei membri di governo. Proprio mentre la situazione di crisi avrebbe dovuto suggerire il mantenimento di un potere stabile e forte. Di conseguenza l’influenza opprimente del monaco folle stava iniziando a innervosire non solo zar ma anche i componenti dell’aristocrazia russa. Tra questi il principe Feliks Jusupov, il deputato Vladimir Puriškevič e il granduca Dmitrij Pavlovič che pianificarono una congiura mortale contro Rasputin.

Il complotto e la morte

La cospirazione si concretizza il 30 dicembre 1916, ovvero 17 dicembre secondo il calendario giuliano. Il santone è attirato a palazzo Jusupov con la scusa di una cena, che viene avvelenata con il cianuro. Questo espediente non sortisce gli effetti desiderati e alla fine i cospiratori decidono di farla finita con un arma da fuoco. È Pavlovič a sparare inizialmente due volte, ma Grigorij non muore. Alla fine il terzo proiettile lo uccide dopo aver lacerato il lobo frontale, uscendo nella parte posteriore del cranio, come confermerà l’autopsia. Successivamente il corpo dell’uomo fu gettato nel fiume Malaja Nevka dove lo ritrovano completamente congelato il primo gennaio 1917. Questa morte violenta ha contribuito a trasformare la vicenda di Rasputin in un episodio diviso tra storia e leggenda, così come è la sua vita.

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