Margherita la pazza

Margherita la pazza

Si racconta che Margherita di Antiochia, detta Margherita la pazza, divenne santa per aver squarciato il ventre del diavolo, ma come si svolsero i fatti stando alla leggenda?

Margherita venne istruita nella fede cristiana e, all’età di quattordici anni, mentre era intenta ad accudire le pecore, incontrò il prefetto Ollario, che rimase colpito dalla sua bellezza, tanto da volerla per sé come moglie o concubina. Margherita, tuttavia, dichiarò la sua fede cristiana, rifiutando il prefetto che, di contro, la fece punire incarcerandola. La vicenda, a questo punto, subisce un’inaspettato evolversi, infatti, in cella alla giovane fece “visita” il demonio, che le apparve in forma di drago, che pochi istanti dopo la inghiottì.

Margherita, non si perse d’animo e, armata della croce, gli squarciò il ventre e uscendone vittoriosa. Dopo aver resistito miracolosamente a vari tormenti, venne decapitata il 20 luglio del 290, a soli 15 anni. Nel secolo V, papa Gelasio ritenne apocrifa la sua leggenda, che nonostante tutto ricomparve nel secolo IX nel Martirologio di Rabano Mauro e presente anche nella Leggenda aurea di Jacopo da Varagine.

Santa o pazza?

La santa subisce una rielaborazione popolaresca e diventa, nel folklore popolare fiammingo, personificazione della strega e allegoria dell’avarizia. Nota anche con l’appellativo di «Gret sauermaul» (tradotto «Rita la linguaccia») che litigava con il marito. O di «Gret la nera» che si spacciava per regina al posto della padrona. Insomma da santa a pazza Margherita è rappresentata dai pittori fiamminghi, nel dettaglio da Brueghel, (in copertina) come incarnazione dell’avidità bellicosa. L’opera in questione è Margherita la pazza (Dulle Griet) un dipinto olio su tavola (115×161 cm) del 1562, considerato pezzo forte della Collezione del Museo Mayer van der Bergh di Anversa (Belgio). L’opera ha subito un importante restauro realizzato dal Royal Institute for Cultural Heritage di Bruxelles.

 

Margherita di Antiochia, la pazza che squarciò il ventre del diavolo

L’opera fa parte di una serie, che comprende altri dipinti (Caduta degli Angeli ribelli, il Trionfo della Morte). Con essi condivide i richiami all’immaginario di Hieronymus Bosch. L’intera tavola è fitta di simboli alchimistici. Ovvero, il vascello con la sfera di cristallo che rimanda all’”athanor” dove si compie l’opera alchemica, un uomo che espelle un uovo dal deretano e getta monete ad una folla che le raccatta vociando. Bruegel critica il barattare la verità con la ricchezza. Infatti Margherita la pazza stringe un forziere, vasellame in argento, gioielli. Per mantenere le sue ricchezze è capace di tutto, per questo indossa una corazza e brandisce la spada. Ma nonostante tutto, non è salva. I suoi passi si susseguono fino alla porta dell’inferno che la aspetta con la bocca spalancata.

Il restauro, oltre che ridare la vivacità dei colori, ha fatto emergere dettagli nascosti: un paesaggio sullo sfondo, un orsetto di peluche. Altre correzioni alla storia del quadro sono la parola “Dul” tracciata sulla tela, non sono di Pieter Brugel, ma di qualcuno che l’ha aggiunta in seguito.

L’opera è protagonista di una mostra realizzata in collaborazione con il Museo Reale di Belle Arti di Anversa. Una preziosa antologia che riunisce dipinti, sculture. E poi manoscritti e oggetti del XV e XVI secolo provenienti dalle collezioni di Fritz Mayer van den Bergh (1858–1901). E anche Florent van Ertborn (1784–1840), rispettivamente all’origine delle attuali collezioni dei musei Mayer van den Bergh e KMSKA.