Principato di Lucedio

Principato di Lucedio: il culto nero dei monaci

Oscuri misteri avvolgono il principato di Lucedio, una frazione di Trino in provincia di Vercelli. Tra i luoghi circostanti c’è un cimitero abbandonato e qui alla fine del XVII secolo ha inizio una storia agghiacciante.

Il demonio nel principato di Lucedio

Nel 1123 circa i monaci cistercensi costruiscono un monastero su territori da bonificare, donati loro dal Marchese Ranieri I del Monferrato. La fama del principato di Lucedio cresce nei secoli grazie ai monaci che sfruttano al meglio la rinata fertilità del terreno coniugando l’agricoltura alla preghiera. Tuttavia il 1689 nel cimitero di Lucedio accade un evento oscuro, durante un rituale arriva il demonio in persona che lancia una maledizione sulla città. La presenza maligna si impossessa delle menti degli abati, poi si sposta anche sulle novizie del convento vicino, nel paese di Trino Vercellese. In quelle circostanze le novizie cominciano a fare incubi raccapriccianti e di questi sogni c’è memoria nei diari ancora conservati nell’archivio del convento. I monaci, votati al demonio, danno inizio ad un periodo di soprusi e abusano del potere spirituale e temporale del quale sono investiti. Periodo che dura 100 anni.

La Chiesa di Santa Maria e l’intervento del papa

Tuttavia il 10 settembre 1784, con un documento ufficiale tuttora conservato, Papa Pio VI impone la chiusura immediata e la secolarizzazione dell’abbazia. Il numero di accuse è impressionate: eresia, satanismo e pedofilia. Per di più nei documenti dell’epoca c’è testimonianza dei festini abituali tra i monaci e le suore del vicino convento di Trino. Festini conditi da messe nere e profanazioni di tombe nel vicino cimitero di Darola e di un non meglio precisato:

“culto nero”!

Principato di Lucedio

Un culto oscuro praticato nella chiesa di Santa Maria. Addirittura viene mandato anche un esorcista da Roma che, dopo aver affrontato e vinto il maligno, lo rinchiude nelle cripte dell’abbazia. L’esorcista fa anche deporre le mummie degli abati su dei seggi disposti a cerchio, a protezione della presenza malvagia.

Misteriose coincidente e presenze spettrali

Nei sotterranei della Chiesa di Santa Maria ci sono una serie di passaggi che collegano l’Abbazia alle vicine chiese di Costanzana e Saletta. Mentre nella cripta della chiesa si trovano 12 abati mummificati disposti in cerchio, proprio come riportato nei documenti ufficiali. Ma c’è anche un’altra coincidenza agghiacciante. Ossia la chiesa è costruita a sud del Principato, in posizione opposta rispetto ai canoni cristiani e la pianta richiama una croce capovolta. L’associazione Teses con gli archeo-speleologhi sono riusciti ad entrare nella cripta della chiesa per fare foto e riprese. Effettivamente nell’intercapedine tra la vecchia chiesa medioevale e l’edificazione della struttura barocca, hanno constatato presenze spettrali. Dalle foto scattate si vedono macchie di vapore e strani volti umanoidi. Mentre nei filmati girati una specie di cilindro di nebbia va incontro alla telecamera, forma un angolo retto e passa oltre.

La Chiesa della Madonna delle Vigne e lo spartito infernale

Questa fosca storia demoniaca si arricchisce di una altro particolare inquietante, a celarlo è la Chiesa della Madonna delle Vigne. In questa chiesa davanti all’ingresso si trova lo spartito del diavolo, affrescato in contro facciata. Il dipinto è un organo a canne dipinto al contrario, cioè gli accordi in apertura sono gli accordi di chiusura. Cosa ancor più curiosa è che con un sistema di sostituzione di lettere alle note compaiono tre parola che sono: Dio fede e abazia. Se qualcuno suona dall’inizio alla fine lo spartito il diavolo si scatena, contrariamente se il brano viene suonato dalla fine all’inizio il demonio resta intrappolato. Qualcuno sostiene di aver sentito nella notte musiche provenire dal posto, una storia sulfurea ancora densa di stranezze.

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