Rabbia: il sentimento incompreso

Salute. Che cos’è la rabbia? La rabbia viene descritta come un sentimento, un’emozione alla base del comportamento umano. Non importa che tu abbia 2 anni o 60, la rabbia fa parte degli individui sin dalla nascita e, maggiormente negli ultimi anni, è diventata il turbamento più diffuso di sempre.

Tuttavia, la rabbia, è spesso fraintesa, o non accettata, per com’è rappresentata nell’immaginario collettivo e per come, sin dall’età infantile, viene insegnato (o meglio dire mal – indotto) come rapportarla e tenerla a bada durante la crescita, fino all’età matura.

Purtroppo, viziata da un ideale di partenza, spesso è mal gestita e, chi la prova continuamente, a prescindere dai fattori scatenanti, la considera un po’ come un “parente scomodo”. Tutto questo causa frequentemente sensi di colpa, ansia e malcontento. Per non parlare di problemi legati alla bassa autostima.

Il vero problema alla radice, è che non è affatto un problema! o meglio: la vera e unica complicazione, di fondo, è la mancanza di controllo che si verifica quando non si è capaci di coordinarsi.

Bella scoperta!! … dirà qualcuno, però non è tanto ovvia la risposta se a conti fatti, chi rientra in questo “vortice emozionale” ha spesso problemi che sfociano, nel peggiore dei casi, in continui malesseri come mal di testa, nausea ecc. fino ad arrivare a stati psicologici più complessi.

La rabbia, questo grande dilemma

In questi casi, verrebbe proprio da pensare “povera rabbia”! da un lato la sua cattiva reputazione; dall’altra il grande e, complesso, bagaglio che si porta dietro. Di tutte le emozioni che gli esseri umani provano, la rabbia (e forse pari merito la gelosia) sono probabilmente le più scoraggianti e incomprese.

Il fatto è questo: le nostre emozioni si manifestano indipendentemente dal fatto che la società (o noi stessi) le consideri appropriate o meno – ma se non facciamo attenzione e non impariamo a gestire in modo sano questo sentimento, prepariamoci sin da subito ad affrontare una valanga di frustrazioni … inutili!

Da dove nasce il nostro disagio collettivo con la collera? Fermiamoci un attimo a pensare. Ricordate, ad esempio, un episodio in cui si è scatenata in voi della rabbia. Probabilmente vi ha fatto sentire piuttosto male.

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Oltre a non avere come modello una risposta sana a una sensazione istintiva, ci viene anche insegnato un comportamento sbagliato, come la passività, la dissociazione e la collera in relazione a questo sentimento comune e spesso utile.
Il problema qui è che la rabbia, viene spesso rappresentata e/o intesa, come una reazione smisurata eccessiva e non necessaria, che lascia una scia distruttiva lungo il suo cammino.

Quello che non ci viene mai detto, è che in realtà la collera rappresenta un incontro con noi stessi: l’incontro dell’individuo con il suo io più profondo che, tramite quest’esperienza lo vuole mettere direttamente in contatto con un aspetto più intrinseco: e cioè la comprensione delle cose.

Nello specifico sta suggerendo all’interessato di capire a fondo il problema e di analizzare il perché si sia manifestata quest’emozione. Un incontro con “l’altro se stesso” che, vivendo le sue emozioni lo porta alla reale dimensione di ciò che sta provando.

Grazia, compassione, regolazione, apertura mentale

Affrontare efficacemente il problema della rabbia, significa dunque guardarsi dentro. Quando ci capita di vedere un film, spesso si tende a pensare, in una scena di collera, che la reazione del protagonista sia esagerata. Questo perché, sempre per via indotta, il pensiero comune vede una reazione sregolata, forse anche dissociata, alla sensazione di rabbia.

Facciamo un semplice esempio: vi è mai capitato di vedere – assistere – a un programma dove qualcuno doveva gestire la sua rabbia in modo intelligente e costruttivo? a me no. Sapete o vi siete mai chiesti perché? Basta tornare al punto di partenza di quest’articolo.

La vecchia storia del “parente scomodo”. Insomma, non è il “purché se ne parli” … la rabbia non va né mostrata, né enfatizzata o altro … perché il misconoscimento in merito al problema, va al di là dei programmi televisivi e dei libri. In sostanza, come cercavo di spiegare all’inizio, molto spesso, è il modo in cui le persone sono state educate a rapportarsi a quest’emozione che fa la differenza.

A molti di noi è stato detto implicitamente o esplicitamente, che mostrare la rabbia non andava bene. Che rappresenta un segno di debolezza. Poi, siamo stati premiati per non mostrarla o puniti per averlo fatto. Imparando così a seppellirla. A ciò si aggiunge la confusione nel vedere la rabbia reattiva da parte di chi si prende cura di noi quando ci è stato detto che questo sentimento era negativo; ed ecco la ricetta per la repressione della propria rabbia o la volatilità intorno a questo sentimento.

Rabbia: il sentimento incompreso

Come possiamo imparare ad “abbracciarla”? muovendo i primi passi con tre consigli pratici

1

Partite dal presupposto che ci sono tante cose che non potete assolutamente controllare. In base a questo, ricordate a voi stessi che la sensazione di “essere a posto” non deriva da una fonte esterna.

Potete essere arrabbiati e stare ancora bene (cioè, sapere che questo sentimento passerà, che non vi definisce, che non siete soli con esso, e che fa parte della vita). Però, se ci rendiamo conto che stiamo bene solo quando ogni cosa dentro di noi, e intorno a noi, è in ordine, ci stiamo preparando per un carico di sofferenza.

Nell’arco di un’intera vita, saranno tante le situazioni che vi faranno arrabbiare. Imparare e ricordare a voi stessi che si può essere a posto pur essendo arrabbiati può essere liberatorio. Provate a dire: “La mia condizione di benessere è indipendente da qualsiasi altra cosa. Sto bene anche in questa situazione di rabbia”.

2

Sviluppate la consapevolezza di voi stessi. Chiedetevi quanto è forte la vostra collera in una scala da 1 a 10. Insegnate a voi stessi che se la vostra rabbia (o qualsiasi grande emozione) sorpassa un certo limite, metterete in atto un piano d’azione.

Potreste fare una pausa, oppure cambiare atteggiamento. Fate dei respiri profondi mentre vi mettete le mani sul petto. Sentite la rabbia mentre si muove nel vostro corpo. Portate la vostra consapevolezza alla sensazione fisica che provate con la rabbia (dopo tutto, è una sensazione molto fisica).

In breve, allenatevi a compiere determinate azioni per ri-regolare il vostro sistema nervoso se superate quel limite. Imparate a catturare quel valore sempre più precocemente. Scrivete questo piano d’azione su un foglio, mettendolo in un posto dove lo avrete sempre in bella vista.

3

Imparate a comunicare la vostra rabbia in modo efficace. Contrariamente a quanto vi hanno insegnato, non c’è niente di male nel dire “mi sento arrabbiato” a chi vi sta vicino; eppure, molti di voi sono fortemente stressati dal ripresentarsi della situazione. Non abbiamo imparato a dirlo (o a riceverlo) in modo calmo e aperto.

Ecco la cosa di cui molti di noi non si rendono conto: si può essere sia a terra che arrabbiati allo stesso tempo. Non si tratta di uno o dell’altro. Non dovete arretrare solo perché siete arrabbiati. Se comunicare in questo modo è nuovo per la vostra vita sociale, cercate di raccontarvi, di parlare della vostra rabbia e su come è stata trattata in passato, soprattutto sui cambiamenti che vorreste vedere in voi.

Portate la curiosità “a tavolino” mentre capite e parlate di come la rabbia è stata trattata nella vostra educazione, e in quella dei vostri interlocutori. Chiedete a chi vi sta ascoltando, di accettare in modo aperto e non difensivo questi sentimenti.

Conclusioni:

Ricordate a voi stessi che essere arrabbiati non è un crimine contro l’umanità. Se vi sentite sotto esame o giudizio altrui, o venite da una precedente condizione in cui vi han fatto capire che tutto ciò era fuori luogo, bypassate e cercate di “fare vostri” i tre punti sopra, plasmandoli su di voi.

Infine, la prossima volta che vi sentite arrabbiati, osservatevi: guardate come reagisce il vostro corpo e accoglietelo come un vecchio (e spesso utile) amico.


Sai riconoscerti in un people pleaser?

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