Salvador Dalì

Salvador Dalì: quella strana ossessione per il pane

Probabilmente conosciamo tutti il personaggio Salvador Dalì, lo showman artistico padre del Surrealismo. Un personaggio compulsivo e con l’idea fissa per la bocca e il cibo, e in particolare per il pane. Ma da dove ha origine questa ossessione? Comincia tutto dalla sua infanzia, quando a soli sei anni esprime il desiderio di diventare cuoco, tuttavia è indirizzato verso il disegno dai genitori. Allora da bambino si accontenta di spiare le donne di casa che in cucina mescolano gli odori tipici della Catalogna.

I primi anni di Salvador Dalì

Ed è proprio a Figures in Catalogna che Salvador Dalì nasce l’11 maggio 1904, è da subito incoraggiato dal padre a produrre disegni altamente sofisticati. Un talento che matura durante gli studi alla scuola di disegno di Figueres, in Spagna, nel 1916. Purtroppo nel febbraio 1921, la madre di Dalí muore di cancro al seno, questo segnerà per sempre la vita dell’artista. Tuttavia continua la sua scalata artistica e nel 1922 si trasferisce a Madrid e studia presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando. A questi anni risale il Cestino di pane (1926) esposto la prima volta alla seconda personale dell’artista alle Galeries Dalmau di Barcellona nel 1927. Un soggetto che replicherà nel 1945. Nel 1926 è espulso dall’Accademia per aver creato disordini poco prima di terminare gli esami, decide allora di viaggiare.

Salvador Dalì

Le creazioni gastronomiche

Visita Parigi dove incontra Pablo Picasso e conosce il Cubismo sul quale sviluppa negli anni successivi il proprio stile. Mentre nell’agosto del 1929, Dalí incontra Gala, la sua incredibile fonte di ispirazione, un’unione benedetto da un felice matrimonio. Sennonché alimenta l’ossessione del pittore per il cibo, infatti nel 1971 col panettiere Lionel Poilâne crea una camera da letto composta interamente di pane. Una vera passione che ci spiega lo stesso artista nelle sue memorie:

“Il pane è sempre stato uno dei soggetti più feticisti e ossessivi del mio lavoro, quello a cui sono rimasto più fedele”!

Mentre nel 1973 pubblica Le cene di Gala, un enorme libro di ricette, opera tirata in 400 copie con 136 ricette. Ovviamente illustrate con le immagini tipiche del pittore dove ogni alimento è sostentamento ma anche esagerato strumento erotico.

L’ultima grande opera surrealista di Dalì

Questa passione esagerata trova conclusione nel Museo Teatro Dalì a Figures in Catalogna, che rappresenta l’ultima trionfale impresa di questo geniale artista. L’oggetto surrealista più grande del mondo per il quale ci sono voluti più di 10 anni. Un vero trionfo di enormi uova in cima alla torre e poi mille sporgenze gialle su pareti marroni. Inizialmente sembrano fiori, ma da vicino si rivelano calchi di pagnotte a grandezza naturale e baguette. È questa l’ultima dimora scelta da Dalì per realizzare il sogno faraonico di essere sepolto con le sue stesse opere. Il pittore muore la mattina del 23 gennaio 1989 con un colpo di scena mentre suona il suo disco preferito di Tristano e Isotta. Ci lascia un’eredità incredibile che ancora oggi possiamo ammirare in tutto il mondo.

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