Wolfgang Abel e Marco Furlan la follia di Ludwig

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Wolfgang Abel

Ludwig non è il compositore e pianista direttore d’orchestra tedesco, sono i Ludwig Wolfgang Abel e Marco Furlan e suonano tutt’altra musica. Coltellate, martellate, accettate e fuoco sono le note sulle quali le vittime hanno ballato la loro ultima danza macabra.

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Wolfgang Abel e Marco Furlan: i Ludwig

Negli atti sono raccolti i racconti dei protagonisti di questa raggelante vicenda giudiziaria. Sono stati bloccati il 4 marzo del 1984 mentre danno fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Entrambi figli dell’alta borghesia della città, Marco Furlan figlio del primario del centro ustionati dell’Ospedale Civile Maggiore di Verona. Wolfgang Abel vive a Negrar (VR), dove la sua famiglia si è trasferita. Furlan e Abel si conoscono alla scuola superiore e si trovano concordi circa la necessità di ripulire il mondo. Ripulirlo da ciò che per loro risulta deviato: prostitute, barboni, omosessuali, tossicodipendenti, preti peccaminosi, discoteche e sale a luci rosse. 28 è il numero della scia di delitti che lascia alle spalle il gruppo Ludwig tra l’agosto del 1977 e il marzo del 1984. Ha attraversato alla velocità che soltanto l’orrore sa provocare le città di: Verona, Padova, Vicenza, Venezia, Verona, Trento, Milano, Amsterdam e Monaco di Baviera.

Un rosario di efferati delitti

Ludwig fa il suo esordio la notte del 25 agosto 1977, in una strada di periferia di Verona. Qui il nomade Guerrino Spinelli si è sistemato sul sedile posteriore della sua auto. Quattro bottiglie molotov piombano sulla vettura e lui avvolto dalle fiamme apre la portiera fa pochi passi e si accascia. Il 19 dicembre del 1978 è aggredito in una via deserta di Padova nella notte Luciano Stefanato, un cameriere padovano omosessuale. L’aggressione è talmente brutale da lasciare conficcate nelle carni della vittima su collo e schiena le lame di due coltelli. L’anno dopo il 12 dicembre la furia si abbatte su Claudio Costa, ventiduenne sorpreso dagli assassini in una calle veneziana. Colpito con i coltelli, al torace, al volto, alla schiena. Ludwig perciò rivendica i tre delitti del novembre dell’80, con una lettera spedita alla redazione de La Repubblica.

La scia di sangue continua: giustizia è morte

Dio è con noi, queste le parole che spingono il gruppo Ludwig a perpetrare altri delitti. Il 20 dicembre 1979 tendono un agguato a Maria Alice Barretta, la donna cade sotto i colpi di una scure. Nondimeno la lista di bersagli vede il loro furore abbattersi su due frati del santuario vicentino di Monte Berico, Mario Lovato e Giovanni Battista Pigato. È la sera del 20 luglio 1982 i due frati fanno la solita passeggiata lungo la strada che scende dal santuario. Sono assaliti, tentano una difesa, tuttavia crollano uno accanto all’altro a colpi di mazza di ferro. “Morte a coloro che tradiscono il vero Dio” Ludwig rivendica con queste parole i due omicidi. Anche Armando Bison è un quieto religioso, ospite dei Padri Venturini a Trento. Mancano pochi metri al cancello quando è stroncato a martellate, conficcato nella nuca uno scalpello sul quale è incollata una croce di legno.

Il percorso micidiale di Ludwig

Il 14 maggio nel 1983 attaccano con la benzina il cinema milanese a luci rosse Eros Sexy Center, le fiamme divorano tutto. Gli spettatori impazziscono nell’inutile ricerca di scampo: sei morti. Il testo del volantino lasciato da Ludwig sentenzia “una squadra della morte ha giustiziato uomini senza onore, irrispettosi della legge di Ludwig”!
Nel 1984 la pazzia devastatrice del gruppo si sposta a Monaco di Baviera dove nella sera del 7 gennaio danno fuoco alla discoteca Liverpool. Per la cassiera Corinna Tartarotti non c’è scampo. La sera del 4 marzo 1984 i due criminali mascherati da Pierrot si recarono alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Vogliono appiccare fuoco al locale ma una volta scoperti, i due assassini vengono bloccati, accerchiati anche dalla folla e infine arrestati dalla polizia. Insomma la loro farsa macabra termina così, mentre vestono i panni di una maschera malinconica.

Termine di corsa

Infine il brutale percorso di Wolfgang Abel e Marco Furlan finisce con una condanna a 27 anni per entrambe gli assassini. Inoltre ad oggi hanno scontato la loro pena e sono a piede libero, tuttavia quali abissi può celare la mente umana resterà celata nei meandri dei loro pensieri.