Eco e Narciso

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Narciso, 1594-1596, Olio su tela, 110 x 92 cm, Roma, Palazzo Barberini

Eco e Narciso l’idillio dell’amore ferito

Una delle pietre miliari della mitologia greca è la storia di Eco e Narciso che, al pari di altri personaggi e miti, non ha mancato di esercitare il suo fascino anche nel mondo dell’Arte.

Come tutti sanno – anche se i miti greci sono il frutto della fantasia creatrice dell’uomo – erano profondamente radicati nel tessuto sociale della Grecia. Ciò nondimeno in tutto il mondo antico, poiché le passioni e i sentimenti che agitavano gli animi di quei personaggi mitici, erano profondamente “umani”.

Salvador Dalí, Metamorfosi di Narciso – 1937

Chiunque ascoltasse le storie, narrate nei secoli, (come noi oggi), non poteva far altro che condividere le stesse gioie e dolori, degli stessi dei, ninfe ed eroi.

Lo stesso vale per la storia di Eco e Narciso, nella quale Amore e Morte sono indissolubilmente ed eternamente legati.

Della ninfa Eco, personificazione dell’omonimo fenomeno acustico, esistono due leggende distinte. Ma in nessuna trova posto il lieto fine.

La prima ci dice che era figlia della madre degli dei Era (in greco antico: ἭραHera) e che s’innamorò di un satiro. I satiri erano delle creature dei monti, dei boschi e delle acque, e avevano le gambe di capra, la coda e due corna sulla fronte.

Andrea Briosco satiro con calamaio 1507 circa

Erano seguaci del dio Pan, avente lo stesso aspetto, e proprio come lui, rappresentavano il lato bestiale e sensuale dell’uomo. Lo stesso Pan si invaghì di Eco ma, il suo amore non corrisposto, provocò in lui rabbia e finì per vendicarsi facendola picchiare a morte da alcuni pastori.

Le membra della fanciulla furono sparse per il mondo e narravano alle genti il triste destino della povera ninfa Eco.

Eco e Narciso, tragedia di un amore respinto

Buffo come, in questo caso, si può trovare un inquietante riscontro nel mondo degli umani e in quello attuale; in molti (troppi) casi la brutalità della vendetta di Pan, ci sembra così simile a quella di quegli uomini che, ossessionati dalla donna “amata”, finiscono per perseguitarla o addirittura ucciderla.

La seconda leggenda, narrata anche da Ovidio, vuole invece che Eco fosse figlia di Etere (divinizzazione della parte più alta e pura dello spazio celeste) e della Terra.

La sua narrazione, rileva che Eco fosse intenta a intrattenere Era quando suo marito Zeus si abbandonava a una delle sue “famose” e tante, avventure amorose.

Malauguratamente, Era scoprì l’inganno e condannò Eco a non poter mai parlare per prima; a tacere se le si rivolgeva la parola e a rispondere, ripetendo le ultime parole che le venivano dette.

A questo punto, la sua vicenda s’intreccia con quella del bellissimo Narciso, figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa Liriope.

Quando nacque, la madre consultò l’indovino Tiresia sul destino del figlio e questi le rispose che Narciso sarebbe vissuto finché non si fosse conosciuto. Ricordiamo tutti la leggenda di Narciso che s’innamora di se stesso e della sua immagine. Questo enigma, ebbe una soluzione proprio quando Eco s’innamorò di Narciso.

Mentre nell’altra leggenda che la vede protagonista, Eco era oggetto dell’amore altrui, stavolta toccò alla ninfa non essere corrisposta e, quest’amore infelice, finì letteralmente per consumarla, tanto che di lei non rimase che l’ombra e la fievole voce.

Amore e Morte

Impietosita dalla povera Eco, Nemesi dea della giustizia e della vendetta, decise di punire il giovane e, in un giorno molto caldo, fece in modo che egli si fermasse ad una fonte per rinfrescarsi.

In quello specchio d’acqua Narciso vide per la prima volta il suo volto riflesso e, forse scambiandolo per quello di una ninfa, se ne innamorò senza più riuscire a staccarsi da esso. Così la profezia di Tiresia si avverò e Narciso morì, consumato dall’amore per se stesso, e fu mutato nel fiore che oggi porta il suo stesso nome.

Narciso, il fiore

Ancora una volta l’Amore ha trovato una sublimazione definitiva nella totalità della Morte.

Probabilmente, è proprio per questo che il mito di Eco e Narciso ha goduto di un gran successo durante l’Ottocento romantico e nell’Inghilterra Vittoriana.

L’Arte

John William Waterhouse ” Eco e Narciso ” – 1903 – olio su tela 109×189 cm Walker Art Gallery, Liverpool

John William Waterhouse – pittore britannico preraffaellita – ha dato una suggestiva e toccante interpretazione di questa storia. Immersi nel rigoglio della foresta stanno i due giovani, la cui incomunicabilità è suggerita dai loro atteggiamenti.

Eco, rannicchiata su se stessa, fissa con sguardo ardente Narciso che, sdraiato sull’erba, contempla la propria immagine riflessa nell’acqua. L’impossibilità della loro unione è ulteriormente rinforzata dallo sguardo non corrisposto della ninfa e dal ruscello che li separa.

Narciso ha anche lanciato un fiore al suo adorato riflesso e indossa una corona di alloro, simbolo del trionfo artistico. Questa simbologia, acquista senso se riferita alla teoria “dell’Arte per l’Arte”, sviluppatasi all’interno di correnti quali il Simbolismo e il Preraffaellismo. Secondo questa linea di pensiero, l’Arte doveva essere svincolata da qualsiasi riferimento alla vita materiale ed ai valori morali; dovendo piuttosto portare all’elevazione dello spirito attraverso l’abbandono totale dei sensi alla contemplazione artistica.

Anche Caravaggio ha raffigurato Narciso

Il giovane, vestito in abiti contemporanei, emerge da un fondo scuro come una notte senza luna e, protendendosi sull’acqua, fissa adorante l’altro se stesso.

Nella sua “pittura dell’attimo”, Caravaggio si concentra sugli istanti immediatamente precedenti il dramma. Secondo un’altra versione del mito, infatti, Narciso, nel tentativo di baciare se stesso, si sporge troppo, finendo per cadere nello specchio d’acqua che lo inghiottì per sempre.

L’assenza dello sfondo, così come di una spazialità “concreta” potrebbe simboleggiare il distacco totale del giovane da tutto ciò che lo circonda. Il suo mondo, ormai, è tutto racchiuso in quell’immagine riflessa. Questo tema è stato considerato emblematico dell’esortazione morale “conosci te stesso”.

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Palazzo Barberini – Museo Nazionale d’Arte Antica – Caravaggio, Narciso, 1594-1596, Olio su tela, 110 x 92 cm, Roma, 
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