I delitti di Whitechapel

I delitti di Whitechapel - duplice omicidio

I delitti di Whitechapel – Jack lo Squartatore [4 di 8]

I delitti di Whitechapel furono un susseguirsi di orrore e degrado sociale. Criminologi, ispettori e polizia di competenza non furono in grado di evitare gli omicidi di Emma Elizabeth Smith, Martha Tabram, Mary Ann Nichols ed Annie Chapman. Donne brutalmente violentate e seviziate. E ancor oggi, grazie ai reperti fotografici è possibile inorridire verso la pazzia e la mente calcolatrice di un serial killer senza precedenti.

Eravamo rimasti a John Pizer, detto “Grembiule di cuoio”. Pizer, secondo quanto riportato negli atti, fu trattenuto in cella ancora per un altro giorno a causa della folla inferocita che voleva linciarlo.

Fino a quel momento, quindi, l’assassino era ancora sconosciuto e la polizia non aveva neanche il sospetto di chi potesse essere. Si supponeva solo che fosse un pazzo fanatico o un maniaco sessuale con alcune conoscenze di anatomia.

Dopo l’omicidio di Annie, cominciò una caccia all’uomo per tutta Londra. Venivano fermati macellai, dottori, studenti di medicina, artisti, marinai. Il panico e l’isteria cominciavano a propagarsi per la città, alimentati dai titoli dei giornali.

I londinesi non ritenevano possibile che un inglese potesse compiere crimini così bestiali, sicuramente l’artefice era un forestiero, magari un ebreo.

I delitti di Whitechapel – Henry Matthews

Ci fu una recrudescenza di azioni antisemite. La gente chiedeva una taglia sull’omicida, ma il ministro degli Interni Henry Matthews non voleva offrire una ricompensa per paura delle false piste che avrebbero rallentato le indagini.

La cittadinanza e la stampa accusavano d’incompetenza la polizia e lo stesso ministro degli Interni; la gente dell’East End era talmente spaventata che decise di organizzare un Comitato di vigilanza privato sotto la guida del costruttore George Lusk. Si temevano anche aggressioni in casa e le strade dell’East End erano, eccetto i poliziotti e i soliti vagabondi e prostitute, più desolate del solito.

I delitti di Whitechapel – Duplice Omicidio

Quella del 30 settembre 1888, quando l’assassino colpì di nuovo, sarebbe stata ricordata come la notte del “duplice evento”.

Il cadavere di Elizabeth Stride

I delitti di Whitechapel

 

Elizabeth Stride era soprannominata “Liz la lunga” per via della sua altezza. Aveva 44 anni, capelli ricci molto scuri, occhi verdi e un viso ovale dall’incarnato pallido. Era nata a Göteborg, in Svezia, il 27 novembre 1843. Suo padre era un contadino. Già dal 1865 la polizia locale la registrava come prostituta. Si trasferì a Londra e tre anni dopo sposò Thomas Stride, che morì nel 1884. Elizabeth visse poi tre anni con un operaio che, in seguito, la definì un’incorreggibile alcolista.

I delitti di Whitechapel

Negli anni a venire ebbe otto condanne per ubriachezza molesta. Il 27 settembre 1888, dopo aver rotto col compagno, andò a stare in un dormitorio situato tra Flower e Dean Street, al n. 32. Alle 23 del 29 settembre, una serata piovosa, due operai videro Elizabeth baciare un uomo elegantemente vestito davanti ad un pub in Settles Street; più tardi il fruttivendolo Matthew Parker vendette dell’uva nel suo negozio in Berner Street (oggi Henriques Street) ad un uomo che era in compagnia di Elizabeth. Nella stessa strada, intorno a mezzanotte e mezza, un agente, notò Elizabeth, in compagnia di un uomo … lo stesso con cui era stata vista poco prima dal fruttivendolo?

Berner Street

Al n. 40 di Berner Street c’era un circolo socialista frequentato per lo più da ebrei polacchi e russi. Dietro l’edificio, passando per un cancelletto e attraversando un vicolo buio, si sbucava in un cortile male illuminato, il Dutfield’s Yard.

I delitti di Whitechapel
Berner Street, dove fu ritrovata E. Stride

Verso l’una meno un quarto di notte, Israel Schwartz, lasciò il circolo e vide in Berner Street un uomo che spingeva una donna in un vicolo e la gettava a terra; vide anche un altro uomo che, poco distante, si accendeva una pipa. L’aggressore si rivolse a Schwartz chiamandolo “Lipski”, parola che veniva usata come un insulto perché Lipski era il cognome di un ebreo polacco condannato l’anno prima per omicidio. Schwartz, temendo di essere coinvolto in un’aggressione, andò via.

Verso l’una di notte, Louis Diemshutz, un commerciante di bigiotteria, arrivò in Dutfield’s Yard con il suo carretto trainato da un cavallo. Scorse contro il muro un fagotto e, accendendo un fiammifero per vedere di cosa si trattasse, scoprì il corpo di Elizabeth Stride disteso sulla schiena e col viso rivolto verso il muro. Il braccio destro era appoggiato sul ventre, la mano e il polso coperti di sangue; il sinistro era disteso e la mano stringeva ancora un pacchetto di pasticche per profumare l’alito; la gola era stata squarciata con un taglio netto lungo 15 cm.

Il sangue colava ancora sul selciato e il corpo era caldo: Diemshutz aveva rischiato di incontrare l’assassino!

I delitti di Whitechapel:  le indagini di Abberline

Il dottor Bagster Phillips dichiarò che la donna era morta soltanto da 20 minuti e che il decesso era stato provocato dalla recisione della carotide sinistra. Il dottore era inoltre convinto che Elizabeth fosse stata sgozzata mentre veniva spinta a terra o quando era già supina: se fosse stata in piedi il sangue sarebbe schizzato dappertutto e, invece, sul muro non ce n’era traccia.

I giornali definirono la vittima “Lucky Liz” (la fortunata Liz) perché non era stata sventrata come le donne precedenti. Il killer non aveva potuto ultimare il lavoro poiché interrotto dall’arrivo di Diemshutz? O, forse, non si trattava di Jack lo Squartatore? L’ispettore Abberline, tuttavia, era convinto che il killer fosse lo stesso, perché la dinamica dell’omicidio era la medesima degli altri casi: la vittima era una prostituta di mezza età con la gola tagliata da sinistra verso destra.

La stessa notte, e poco dopo la scoperta del cadavere di Elizabeth Stride, Jack lo Squartatore uccise di nuovo.

Catharine Eddowes

Sopra: foto originali di Catherine Eddowes, nella camera mortuaria, Sfregiata dallo squartatore.

A perire sotto i suoi colpi, stavolta fu la 46enne Catherine Eddowes che, dopo un matrimonio fallito, dal 1881 si era trasferita a Londra dove viveva assieme insieme a un facchino irlandese, John Kelly, al n. 55 di un edificio situato tra Flower e Dean Street.

Alle due del pomeriggio del 29 settembre, Catherine disse al compagno che sarebbe andata dalla figlia (avuta dal precedente matrimonio) per chiederle del denaro, assicurando che sarebbe rincasata per le 16. Catherine, però, non andò dalla figlia ma spese l’intera giornata a bere e a sbronzarsi, tant’è che alle 20.30 fu condotta in cella per ubriachezza molesta e lì rinchiusa fino all’una di notte, quando ormai aveva riacquistato lucidità.

Intorno all’una e trentaquattro un venditore ambulante, un macellaio e un negoziante di mobili scorsero una coppia in Church Passage, un vicolo coperto che sbucava in Mitre Square, una piazzetta circondata da magazzini e spesso frequentata da prostitute. L’uomo era robusto, aveva un fazzoletto rosso intorno al collo e i baffi; la donna era Catherine Eddowes.

La “v” rovesciata

All’una e quarantacinque, durante la sua ronda d’ispezione, l’agente Edward Watkins passò per Mitre Square e scoprì, disteso a terra in un angolo della piazza, il corpo mutilato e senza vita Catherine Eddowes.

La gola era stata tagliata fino all’osso e il viso orrendamente sfigurato: gli occhi e le labbra erano stati sfregiati, parte dell’orecchio sinistro e la punta del naso erano stati tagliati via, un grosso taglio attraversava la guancia destra e sotto gli occhi c’erano due tagli a forma di “v” rovesciata.

Gli intestini erano stati strappati e poggiati sulla spalla destra, mentre un’altra porzione era stata sistemata tra il corpo e il braccio sinistro; mancavano il rene sinistro e parte dell’utero.

I delitti di Whitechapel – A cura di Danilo Borri.

Fine quarta parte.

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