Edvard Munch

Edvard Munch: l’eccesso al servizio della verità

Eccessivo, angosciante, Edvard Munch lascia le proprie emozione colare dal pennello con forme vorticose, è il suo melodramma colorato. Dipinge ogni volta la sofferenza universale e la sua vita è piena di angoscia.

L’infanzia poco convenzionale di Edvard Munch

Il pittore nasce in Norvegia nel 1863 e perde la madre all’età di cinque anni, la sua infanzia è tutt’altro che tranquilla. Cresce tirannizzato da un infernale padre zelante che lo costringe perfino ad alzarsi dal letto a mezzanotte per assistere alla morte della sua giovane sorella. Astmatico, bronchitico, alcolizzato, nel percorso della sua vita ha anche due esaurimenti nervosi e molte relazioni interrotte. Edvard Munch è un nomade in gioventù e non ha la minima intenzione di sposarsi, ma alla fine si stabilisce nel villaggio di Ekely fuori Oslo. Qui infatti muore all’età di 80 anni nel 1944, temendo il sequestro dei suoi dipinti durante l’occupazione nazista della Norvegia. Completamente senza vergogna quando si tratta di ipocondria, gelosia o rancore, la sua disperazione è magnificamente visiva. Non importa quanto i suoi lavori possono sembrare autobiografici, la visione del mondo di Munch abbraccia tutta l’umanità.

Edvard Munch
Separazione – Pubertà – Il Bacio

Il dramma esistenziale

L’artista è ossessionato in vita dalla idea della morte e non ha paura di apparire ridicolo o iperbolico nei molti autoritratti. Lui si mostra come l’amante disprezzato, il bevitore solitario o il cadavere assassinato. Ugualmente le donne sono la femme fatale, ad esempio nel quadro Separazione con i suoi lunghi capelli svolazzanti. Oppure la ragazza nuda in Pubertà, che cerca di proteggersi da occhi indiscreti mentre un’ombra si alza dietro di lei sul muro come un mostro. E l’unione uomo e donna non viene vista diversamente, basta pensare a Il bacio in cui gli amanti sembrano succhiarsi a vicenda il sangue. Questo è ciò che suggeriscono i suoi titoli: L’urlo, Desolazione, Angoscia, chi non si è mai sentito così, almeno una volta? Alla fine la storia della vita di Munch diventa la nostra, in questa liberazione pittorica che dice molto di ognuno di noi.

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